Dopo Apple Music, Amazon Music e Deezer anche Tidal, il servizio di streaming lanciato nel 2014 dalla svedese Aspiro oggi controllato dalla Block del già ceo di Twitter Jack Dorsey, si sta preparando ad alzare le proprie tariffe. Come riferito dalla stampa americana il DSP ritoccherà al rialzo di un dollaro il proprio piano base, da 9,99 a 10,99 dollari al mese. L’aumento riguarderà in prima istanza gli USA, poi tutti gli altri mercati sui quali Tidal è operativo. L’aumento delle tariffe da parte della piattaforme è un trend ormai consolidato, favorito da diversi fattori. Se da un lato, nell’ultimo rapporto di Goldman Sachs, gli analisti del colosso finanziario hanno considerato molto probabile che le società di streaming attuino “aumenti di prezzo su base ricorrente, specialmente in un contesto di maggiore inflazione”, dall’altro l’intera filiera discografica ed editoriale preme perché il segmento “premium” generi ancora più incassi di quanti già non ne produca: nel corso dell’ultima riunione della National Music Publishers Association il presidente dell’associazione David Israelite ha osservato come sia Apple Music che Amazon Music non abbiamo perso abbonati in concomitanza con l’aumento delle proprie tariffe, ma - al contrario - abbiamo visto crescere le rispettive quote di sottoscrizioni a pagamento. Secondo Israelite quanto successo “mostra come la musica continui a essere sottovalutata dai prezzi delle piattaforme streaming. La strada da fare è ancora lunga, ma resto fiducioso che dati come questi siano l'incoraggiamento che serve al settore per fissare i prezzi giusti”.