Non resta che guardare verso l’orizzonte e oltre le nuvole, ai discografici italiani, per sperare di vedere un po’ di sole e recuperare un pizzico di ottimismo. La contemporanea pubblicazione dei dati semestrali mondiali raccolti dall’IFPI e di quelli nazionali elaborati dalla FIMI per il periodo gennaio-giugno 2005 spiega bene le due facce della medaglia: mentre il mercato italiano continua a restringersi (- 12 % in valore, 116 milioni e 873 mila euro, - 10 % in volumi, 13 milioni e 686 mila “confezioni” vendute al netto dei resi: dove per confezioni si intendono titoli diversi composti indifferentemente da dischi singoli o multipli), nel resto del mondo il tonfo dei fatturati nei canali tradizionali (- 6,3 %, 12,5 miliardi di dollari) è attutito dal triplicarsi del giro d’affari dei download da Internet e dai telefoni cellulari (più suonerie “true tones” ed escluse monofoniche e polifoniche, che non sono prodotti discografici). La federazione internazionale, traducendo i dati dei download in vendite al dettaglio per consentire confronti con gli anni precedenti e con il resto del mercato, calcola in 790 milioni di dollari i ricavi di musica digitale nel primo semestre 2005, contro i 220 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente: un giro d’affari che corrisponde già al 6 % del fatturato discografico complessivo (se si esclude il margine spettante al rivenditore, la cifra incassata dall’industria ammonta a 440 milioni di dollari Usa).<br> In Italia, dove dati ufficiali sulla musica digitale non sono ancora disponibili, il mercato tradizionale incassa un ulteriore crollo dei singoli (-37 %, 492 mila pezzi venduti) e degli album (-9 %, 13 milioni e 194 mila pezzi venduti), mentre si ferma anche la corsa dei Dvd musicali (618 mila pezzi contro i 693 mila dei primi sei mesi del 2004: - 11%); le vendite di musica internazionale superano stavolta quelle delle produzioni locali, compilation incluse (6 milioni e 610 mila pezzi contro 6 milioni e 459 mila), e i titoli ad alto prezzo (- 14 %, in fatturato) soffrono più di quelli inseriti nelle collane economiche. Nei canali di vendita alternativi si registrano risultati altalenanti in edicola (674 mila dischi venduti, -34 % in volumi ma + 40 % in fatturato), mentre crescono le vendite attraverso i “record club” per corrispondenza (192 mila pezzi, + 8 %) e i dischi “premium” abbinati in offerta ad altri prodotti commerciali (un piccolo boom: 672 mila pezzi, + 130 %). <br> Enzo Mazza, presidente FIMI, trova comunque qualche motivo di conforto dalla lettura delle cifre: “Nonostante i dati attuali evidenzino ancora uno stato di sofferenza”, ha dichiarato, “vi sono segnali confortanti proprio in questi giorni, con titoli che stanno mostrando vendite consistenti e che fanno ben sperare in vista del periodo natalizio. Anche la musica digitale mostra dinamiche molto interessanti per il costante aumento di musica scaricata legalmente da Internet e tramite download dai telefoni cellulari”.