Impala, l’associazione europea di etichette indipendenti, è tornata a fare appello alle istituzioni dell’UE affinché “venga trovata urgentemente una soluzione legislativa per affrontare le conseguenze di una sentenza del tribunale che rischia di costare agli artisti e alle etichette europee milioni di euro ogni anno”. La sentenza citata da Impala nella sua nota è quella riferita al “caso Recorded Artists Actors Performers”, vertenza discussa presso la Corte di Giustizia Europea che fa riferimento ai diritti discografici nell’ambito della pubblica diffusione, segmento che da anni vede i rapporti tra UE e USA regolari da una particolarissima regola di “reciprocità internazionale” - tema già affrontato da Rockol qui e qui. In estrema sintesi, quando le radio terrestri americane trasmettono opere ascrivibili ad aventi diritto europei, a venire corrisposti sono solo i diritti connessi, ma non i diritti di riproduzione meccanica sulle incisioni stesse. La stessa dinamica, negli USA, regola la diffusione di opere musicali in locali pubblici come bar e ristoranti. In Europa, al contrario, per la pubblica diffusione e il broadcasting vengono pagati sia i diritti connessi che le royalties discografiche. Per regolare l’asimmetria le collecting europee avevano deciso di raccogliere i fondi relativi ai diritti discografici da radio e esercizi pubblici europei, ma di non trasferirli alle consorelle americane in virtù di un principio di “effettiva reciprocità”. Secondo le stime di Impala, ogni anno le collecting UE - osservando questo principio - eviterebbero di spedire oltreoceano una cifra pari a 125 milioni di euro. Tutto ciò fino alla pronuncia della sentenza Recorded Artists Actors Performers, che - secondo Impala - “segnala un’anomalia”: “A meno che questo errore non venga corretto, gli Stati membri dell’UE non saranno in grado di continuare ad applicare il principio di lunga data della reciprocità materiale nel pagamento dei diritti di trasmissione e di esecuzione pubblica sulle registrazioni sonore provenienti da paesi extra-UE” - spiega l’associazione - “Riconosciuto dai trattati internazionali sul diritto d’autore e funzionante come regola predefinita nel Trattato sulle esecuzioni e sui fonogrammi dell’OMPI, questo principio si è dimostrato vitale per decenni nell’innalzare il livello di protezione del diritto d’autore in tutto il mondo”. “Gli Stati Uniti sono l’unica economia musicale significativa al mondo a non godere di questi pieni diritti nella propria legislazione nazionale”, prosegue Impala: “A meno che il principio della reciprocità materiale non venga ripristinato nella legislazione dell’UE, gli artisti e i produttori europei nei paesi di ‘reciprocità’ potrebbero vedere i ricavi di questa vitale fonte di reddito diminuire fino al 40%, la quota del repertorio statunitense in alcuni di questi paesi. Da quando è stata pronunciata la sentenza, già nel 2020 (ormai più di tre anni fa), la Commissione europea ha più volte riconosciuto le preoccupazioni sull’impatto della sentenza e ha chiarito la sua intenzione di trovare una soluzione equilibrata. Ma una soluzione deve ancora essere proposta. Con l'appello odierno, i firmatari esortano l'UE a presentare ora una soluzione flessibile che consentirà, ma non obbligherà, gli Stati membri ad applicare la reciprocità materiale”. “E’ responsabilità dell'UE evitare che artisti e produttori europei perdano milioni ogni anno a favore degli Stati Uniti, che hanno scelto di non proteggere questi diritti”, ha dichiarato la presidente esecutiva di Impala Helen Smith: “Ora è necessaria una proposta per ripristinare la certezza giuridica, salvaguardare la diversità culturale e la sovranità europea. Ciò deve essere fatto in modo da consentire agli Stati membri di applicare la reciprocità, consentendo al tempo stesso una clausola di grandparenting per i paesi che hanno un sistema diverso. Imporre un sistema obbligatorio è una risposta sproporzionata. Chiediamo all’UE di agire e di esercitare anche una maggiore pressione commerciale sugli Stati Uniti per aumentare il loro livello di protezione. La loro posizione costa all’economia musicale mondiale centinaia di milioni all’anno”. “Nei Paesi Bassi, il primo paese a smettere di applicare la reciprocità per conformarsi alla sentenza RAAP, stiamo assistendo a un chiaro e sostanziale calo delle entrate destinate agli olandesi e ai altri artisti e produttori europei”, ha aggiunto Will Maas, presidente dell'Ntb/Kunstenbond, il sindacato dei musicisti olandese: “Questo è ciò che attende gli altri paesi se non si farà nulla per affrontare questo problema. Abbiamo bisogno di una soluzione adesso, prima che l’impatto sugli artisti, sui produttori e sulla diversità culturale diventi ancora maggiore”.