"La EU AI Act deve stabilire obblighi di trasparenza per gli operatori che operano con l’intelligenza artificiale. È stato proposto nel testo originale della legge, che io sostengo, ma è stato contestato da alcuni governi": è il commento di Björn Ulvaeus degli ABBA in qualità di presidente della Cisac sui negoziati in atto tra la Commissione europea, il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione europea in merito all’AI, in vista del Trilogo del 6 dicembre. Le perplessità mosse riguardano i permessi, i pagamenti e la trasparenza per l'addestramento dell'AI generativa su contenuti protetti da copyright. È proprio su quest’ultimo punto che i negoziati sono ancora in bilico; stando a quanto riportato da Reuters "i modelli di fondazione, l'accesso ai codici sorgente, le multe e altri argomenti" sono ancora tra i punti di contrattazione con Francia, Germania e Italia, citati come Paesi che "preferiscono lasciare che i produttori di modelli di IA generativa si autoregolino invece di avere regole rigide". "L'intelligenza artificiale porterà benefici straordinari ai creator e al settore creativo. Ma una regolamentazione corretta e sensata è essenziale per liberare questo potenziale. Gli obblighi di trasparenza sono un requisito essenziale e devono essere inclusi nella legge sull'IA" - ha aggiunto Ulvaeus - "Senza le giuste disposizioni che richiedono trasparenza, i diritti dei creatori di autorizzare e farsi pagare per l'uso delle loro opere saranno compromessi e impossibili da attuare. Spero che si capisca qual è la posta in gioco e che i Paesi con le tradizioni culturali più forti e orgogliose abbiano il massimo interesse a proteggere i propri creatori e i settori culturali nel futuro influenzato dall'IA". Quella di Ulvaeus è una delle tante voci che reclama attenzione su questo tema: anche Kent Walker, President Of Global Affairs di Google, ha espresso la sua opinione in un post sul blog, spiegando: Le attività di lobbying si stanno scaldando in vista degli importanti colloqui di questa settimana. Da tempo diciamo che l'AI è troppo importante per non essere regolamentata, e troppo importante per non essere regolamentata bene. La gara dovrebbe essere per la norma migliore, non per la prima. Dobbiamo fare la cosa giusta, attraverso quadri globali e favorevoli all'innovazione e agende politiche affermative che massimizzino le opportunità". Anche nel nostro Paese, l’Italia, le opinioni non sono diverse; le società di collecting (SIAE, NUOVOIMAIE e SCF), le associazioni di categoria discografiche (FIMI, PMI e AFI) le rappresentanze degli editori musicali (ANEM ed Emusa) e altre entità hanno sottoscritto una nota in cui è stato riportato: “L’Italia sostenga le previsioni sugli obblighi di trasparenza sulle fonti di contenuti con cui sono addestrati gli algoritmi dell’intelligenza artificiale. È necessario un quadro di regole chiare ed efficaci che l’autoregolamentazione non può garantire. Chiediamo con forza al Governo italiano di sostenere una regolamentazione equilibrata che, garantendo la trasparenza delle fonti, favorisca lo sviluppo delle tecnologie di intelligenza artificiale, tutelando e promuovendo al contempo la creatività umana originale e tutti i contenuti culturali del nostro Paese”. Non ci resta che attendere il 6 dicembre.