In Francia non tutti sono contrari alla “streaming tax”, il provvedimento preso dall’esecutivo guidato da Emmanuel Macron che, a partire dal prossimo anno, imporrà alle piattaforme musicali digitali il versamento dell’1,2% sul totale del fatturato generato sul mercato locale per finanziare il Centre National de la Musique, istituto fondato nel 2020 per “sostenere le professionalità dell’industria musicale”: l’associazione di promoter francesi Prodiss, per mezzo di una dichiarazione generale della direttrice Malika Séguineau, ha fatto sapere di accogliere con favore il provvedimento. “Siamo lieti che il governo abbia preso questa decisione, sostenuto da deputati e senatori", ha spiegato Séguineau: “Dopo lunghi mesi di consultazioni e discussioni, dobbiamo ora guardare al futuro, con un Centre National de la Musique pienamente operativo dal 2024 al servizio dell’ambizione dell’industria musicale”. La posizione di Prodiss non è giustificata dal fatto che il settore della musica dal vivo non venga toccata dal provvedimento: il comparto live d’oltralpe già contribuisce al finanziamento del Centre National de la Musique con una tassa del 3,5% sulla vendita dei biglietti per gli spettacoli dal vivo. Oltre che dai rappresentanti locali di servizi streaming con Spotify e Deezer, la tassa è stata contestata anche dal Syndicat national de l'édition phonographique, l’associazione di categoria dei discografici francesi: il provvedimento, secondo il SNEP, “colpisce le abitudini musicali più apprezzate dalle generazioni più giovani", oltre che sabotare “l'attrattiva del mercato e la capacità delle piattaforme europee di investire nella promozione e nel sostegno degli artisti francesi”.