3 miliardi di dollari entro il 2028: è il risultato emerso dallo studio condotto da Goldmedia - gruppo di consulenza e ricerca focalizzato sull'industria dei media e dell'intrattenimento – dal titolo “AI and music” sull’ impatto dell' intelligenza artificiale generativa sul settore musicale e creativo, commissionato dalle CMO Sacem (Società francese degli autori) e GEMA (Società tedesca degli autori, compositori ed editori di musica). La ricerca ha coinvolto 15.073 persone che lavorano come autori o editori musicali e sono, per l’appunto, membri di SACEM o GEMA; dunque, i dati fanno riferimento alla Francia e alla Germania. Nel comunicato stampa diffuso, Cécile Rap-Veber, CEO di Sacem, ha affermato: "L'intelligenza artificiale è già presente nella vita quotidiana dei creatori e nelle attività di Sacem". Il 35% degli intervistati ha già utilizzato qualche tipo di sistema di AI generativa durante la fase di creazione del brano - tra coloro che hanno meno di 35 anni, questo numero sale al 51% - il 19% si è dichiarato "contrario all'AI", mentre un altro 26% preferirebbe "non" ricorrere ad essa. L'uso dell'AI nella musica varia a seconda del genere e della categoria: è più comune nella musica elettronica, dove il 54% dei creatori l'ha già utilizzata, nell'hip-hop (53%), nella musica pubblicitaria (52%), nella musica di sottofondo e di repertorio (47%) e nell'industria audiovisiva (46%), nella musica pop (40%), nel rock e nel metal (38%), nella musica sinfonica/contemporanea ed elettroacustica (36%), nel jazz/blues/improv (33%) e nella musica tradizionale e mondiale (30%). Lo studio ha posto l’accento anche su un altro tema – tra i più discussi anche dalle istituzioni e player del settore artistico – cioè quello della retribuzione; nel report è riportato: " I flussi di reddito tradizionali sono messi a dura prova dall'IA generativa per molti creatori di musica. È prevedibile una concorrenza sempre più predatoria per i creatori, soprattutto nei settori in cui l'IA è particolarmente propensa a sostituire la musica esistente prodotta dall'uomo". Il 71% degli intervistati, infatti, teme che l'uso dell’AI possa rendere impossibile per i creator di musica vivere del proprio lavoro, il 95% vuole che gli sviluppatori di AI rendano noto l'uso di opere protette da copyright per l'addestramento dell'IA, il 90% chiedono che venga richiesta l'autorizzazione prima di utilizzare opere protette da copyright per l'addestramento e l'89% vuole che la musica generata dall'AI sia identificata come tale (come accade sulle piattaforme di TikTok e YouTube). Ma questo non significa che non ci sia del potenziale economico; Dr. Tobias Holzmüller, CEO di GEMA, ha spiegato: "Le opere degli autori sono la base di questa rivoluzione. Tuttavia, dal punto di vista di molti creator di musica, i rischi sono finora superiori alle opportunità. Questa situazione può cambiare solo se ora definiamo le condizioni generali in modo tale che tutti i soggetti coinvolti possano partecipare in modo adeguato al successo di questo sviluppo. Gli autori hanno bisogno di trasparenza e controllo sull'uso delle loro opere, ma, soprattutto, hanno bisogno di una quota equa dei ricavi". Tra gli ultimi studi dedicati a ruolo che l’AI occupa nell’industria musicale c’è quello pubblicato dall’organizzazione no-profit Youth Music, dal quale è emerso che il 63% degli intervistati – artisti tra i 16 e i 24 anni - ha dichiarato di utilizzare l’AI “per migliorare il processo creativo”.