La Canadian Radio-television and Telecommunications Commission, ente governativo canadese che regola le comunicazioni, ha annunciato che nel nuovo quadro normativo dedicato al digitale - battezzata Online Streaming Act - sarà inclusa un’imposta dedicata ai DSP (sia audiovisivi che musicali) operanti nel paese con ricavi annui superiori ai 18,2 milioni di dollari. Aziende presenti sul mercato locale come Netflix, Prime, Spotify o Apple Music saranno tenute a versare nelle casse dello stato il 5% del proprio fatturato annuo: la tassa, che secondo i responsabili dell’authority contribuirà al bilancio nazionale per 146 milioni di dollari all’anno, sarà utilizzata per “supportare il sistema radiotelevisivo nazionale”. La norma, ha spiegato la presidente e CEO della Canadian Radio-television and Telecommunications Commission Vicky Eatrides, “contribuirà a garantire che i servizi di streaming online diano un contributo significativo ai contenuti nazionali e locali”. Più nel dettaglio, il CRTC ha precisato come il gettito generato dalla nuova misura introdotta “sarà indirizzato ad aree di immediata necessità nel sistema radiotelevisivo canadese, come notizie locali su radio e televisione, contenuti in lingua francese, e contenuti creati da e per comunità meritevoli di equità, comunità di minoranze linguistiche ufficiali e canadesi di diversa estrazione”. Il flusso generato dallo streaming act canadese sarà ripartito essenzialmente tra Canada Media Fund (al quale andrà la quota di maggioranza) e Independent Local News Fund, con contributi secondari a Black Screen Office Fund, Canadian Independent Screen Fund for BIPOC Creators, Broadcasting Accessibility Fund, Indigenous Screen Office Fund e Certified Independent Production Funds. Il provvedimento, ovviamente, è stato accolto con preoccupazione dai rappresentanti del settore. “Siamo profondamente preoccupati per la decisione di imporre una tassa discriminatoria sui servizi di streaming musicale, che stanno già dando un contributo significativo agli artisti e alla cultura canadesi”, ha commentato Graham Davies, presidente e ceo della Digital Media Association, rappresentanza locale dei principali DSP tra i quali Spotify, Apple Music e Amazon Music: “Lo streaming è la principale fonte di entrate e motore di crescita per la musica in Canada, a vantaggio dell’industria, dei creator, dei fan e dei consumatori. E questo è effettivamente un sussidio protezionistico per la radio”. “Infliggendo un colpo devastante agli artisti, il governo canadese ha scelto il passato invece del futuro chiedendo che i servizi di streaming pagassero un sussidio protezionistico alla radio”, ha rincarato la dose un portavoce di Spotify in una commento rilasciato a MBW: “Gli streamer pagano già 8,5 volte di più in royalties rispetto alla radio, pur essendo il motore della crescita della musica canadese. Solo Spotify, che contribuisce con due terzi delle entrate ai titolari dei diritti, ha generato miliardi di dollari per l’industria musicale canadese”. Quello che sta andando in scena a Ottawa è un film già visto. A Spotify, per esempio, è già capitato di far fronte a una tassa sullo streaming su due mercati profondamente diversi tra loro, quello uruguayano e quello francese. Nel caso del paese sudamericano, la minaccia da parte della società svedese di ritirarsi dal mercato locale è stata sufficiente a convincere il governo di Montevideo a tornare sui propri passi. In Francia, dove l’Eliseo non ha arretrato di fronte alle rimostranze del settore, il DSP guidato da Daniel Ek si è limitato ad alzare i prezzi degli abbonamenti per “assorbire” la tassa. Secondo il più recente rapporto IFPI il Canada rappresenta l’ottavo mercato mondiale nel segmento globale della musica registrata, con - nel 2023 - un volume d’affari complessivo pari a 659 milioni di dollari, in aumento su base annua del 12,1%.