Nel 2023 l’editoria musicale negli Stati Uniti ha generato 6,2 miliardi di dollari, in crescita su base annua del 10,74%: a certificarlo è stata la National Music Publishers’ Association, associazione di categoria degli editori musicali americani, nel corso del suo meeting annuale tenutosi ieri al Lincoln Center di New York. Durante l’incontro sono stati consegnati riconoscimenti a Lana Del Rey (alla quale è andato il Songwriter Icon Award) e al paroliere Savan Kotecha (insignito del Non-Performing Songwriter Icon Award). Ai lavori ha preso parte anche il CEO di Warner Music Robert Kyncl, protagonista della keynote conversation insieme a Shira Perlmutter, legale a capo dell’ufficio del copyright statunitense. A tenere banco è stata, ovviamente, la guerra legale ingaggiata con Spotify. “Il tentativo di Spotify di ridurre radicalmente i pagamenti agli autori riqualificando il proprio servizio come bundle comprensivo di audiolibri è una mossa cinica e potenzialmente illegale, che pone fine al nostro periodo di relativa pace”, ha spiegato il presidente di NMPA David Israelite: “Non sopporteremo la loro distorsione dell’accordo che abbiamo concordato nel 2022, e stiamo esaminando tutte le opzioni”. In occasione dell’incontro Israelite ha annunciato di aver presentato un esposto contro Spotify, questa volta presso la Federal Trade Commission, per una “presunta condotta illegale” da parte del DSP che starebbe “danneggiando milioni di consumatori, oltre che il mercato musicale”. “Spotify ci ha dichiarato guerra, e la nostra risposta sarà su tutti i fronti”, ha dichiarato Israelite: “Difenderemo senza sconti i diritti di autori ed editori, e questo attacco alla fine fallirà. Spotify sa che ciò che sta facendo è rischioso e problematico. Ma ciò che sperano è che i 44 milioni di clienti che non hanno mai chiesto, o voluto, un pacchetto di audiolibri non affrontino il fastidio di abbandonare il loro pacchetto ‘falso’ a prezzo più alto per rientrare nel piano a cui si erano iscritti in primo luogo, ovvero quello esclusivamente musicale. Spotify può uscirne, a patto che inverta la rotta. Basandomi su quanto accaduto in passato, non mi aspetto che accada. Ma non è troppo tardi perché facciano la cosa giusta”.