E’ uno scontro nello scontro quello che si sta consumando tra le major e Udio, la società di sviluppo di modelli di intelligenza artificiale generativa citata in giudizio dalle multinazionali della musica registrata insieme a Suno (in una causa “gemella” ma separata) per una controversia sui processi di training delle proprie soluzioni di AI: a far litigare le controparti prima ancora dell’apertura delle porte del tribunale - riferiscono fonti di stampa americane - sarebbe proprio la tabella di marcia delle prime fase della vertenza. Da un lato, le big three avevano indicato nel primo novembre una data possibile per la prima udienza, in modo da ottenere una sentenza di primo grado entro la metà del febbraio successivo. Dall’altro il team legale di Udio ha proposto il 10 aprile del prossimo anno come data della prima convocazione davanti alla corte. "Nell'interesse dell'economia giudiziaria, della limitazione delle spese e della rapidità della risoluzione la proposta dei querelanti sequenzia la fase istruttoria per concentrarsi prima di tutto sulla questione centrale della responsabilità", ovvero il tema centrale, quello del fair use dei cataloghi da parte degli sviluppatori, si legge nelle motivazioni presentate dalle major. "Il programma di Udio propone una tempistica più rapida rispetto a quella di molti altri casi simili, nonché di altri programmi adottati da questa Corte", spiega la società informatica, chiedendo più tempo per perfezionare il “completamento della produzione” dei documenti da presentare nel corso della vertenza. Secondo osservatori internazionali, la tattica attendista di Udio vorrebbe sfruttare la velocissima evoluzione del settore, compresa quella del proprio servizio, nella speranza che altri casi possano rappresentare dei precedenti ai quali riferirsi per evitare di confrontarsi con la discografia sull’utilizzo dei cataloghi coperti da copyright nei processi di training e data mining.