Si è dichiarato non colpevole Michael Smith, il produttore americano accusato di aver elaborato uno schema fraudolento di fake stream di brani creati con modelli di intelligenza artificiale generativa ai danni delle principali piattaforme operanti sui mercati internazionali che gli avrebbe permesso di incassare - secondo gli inquirenti - oltre 10 milioni di dollari: come riferisce la testata americana Law360, Smith è apparso ieri, mercoledì 18 settembre, davanti alla corte del tribunale di Manhattan per la prima udienza del processo a suo carico. Smith, davanti al giudice John Koeltl, ha negato ogni addebito in relazione ai capi d’accusa di frode telematica e associazione a delinquere: la prossima udienza è stata fissata per il prossimo 13 gennaio. Stando alla ricostruzione delle autorità, grazie a un sistema di falsi account gestiti da soluzioni informatiche automatizzate, Smith sarebbe arrivato a generare oltre 660mila stream al giorno, che gli hanno fruttato - annualmente - oltre 1 milioni e 200mila dollari in royalties. Per evitare che l’anomalia fosse scoperta dalle piattaforme - estremamente impegnate a contenere il fenomeno dei fake stream - Smith ha “spalmato” le richieste di ascolto fasulle su migliaia di brani, in modo da non destare sospetti. Come riferito dall’edizione americana di Billboard, tra i coautori dei brani - diverse centinaia - utilizzati per mettere in atto il piano figurerebbero anche il CEO della start-up specializzata nella creazione di musica tramite intelligenza artificiale generativa Boomy, Alex Mitchell, e il promoter musicale Bram Bessoff, fondatore della piattaforma Indiehitmaker, nei confronti dei quali - al momento - non sono state spiccate accuse formali. Se trovato colpevole di tutti i reati ascrittigli, Smith potrebbe essere condannato fino a sessant’anni di reclusione.