L'unione, probabilmente, non sempre fa la forza, ma - spesso - può rappresentare un vantaggio per chi ha profili e obiettivi comuni. Parlando di diritti connessi, il segmento indipendente ha caratteristiche specifiche che richiedono servizi studiati su misura, anche alla luce degli ultimi sviluppi in ambito legislativo riguardo la ripartizione della copia privata. Ne è convinto Luca Barone, Vicepresidente di Evolution, collecting nata nel 2015 naturalmente vocata al supporto delle realtà imprenditoriali medio - piccole che operano fuori dal circuito major... Allearsi per massimizzare il proprio peso a un tavolo negoziale è una tattica adottata di frequente dal mondo Indipendente in trattative che solitamente riguardano il rapporto con le grandi società tecnologiche, spesso in ambito licensing: quali benefici porterebbe al settore replicare questo modello anche sul fronte dei diritti connessi? Dalla Gran Bretagna arriva un segnale forte ed inequivocabile: nel Paese leader per l’industria musicale, alcune aziende hanno deciso di iniziare un percorso di condivisione tra loro partendo da un unico distributore, CID (Cargo Independent Distribution). Il caso inglese è un primo passo che dimostra che se gli indipendenti si mettono insieme per gestire un certo settore possono fare la differenza ed ottenere vantaggi evidenti per il proprio comparto. Oggi un’etichetta discografica indipendente, che produce in autonomia i propri brani musicali, deve farsi carico di tutta una serie di incombenze a 360° inclusa la gestione da parte dei titolari delle registrazioni dei molteplici e sempre più redditizi diritti connessi. E’ evidente che un'etichetta neonata abbia oggettive difficoltà a confrontarsi con una materia così complessa come i diritti connessi: meglio quindi interfacciarsi con una struttura che per sua natura è gestita da aziende con obiettivi affini, ovvero una collecting a cui chiedere consigli e dettagli su come si gestiscano al meglio tali diritti, al fine di non cadere nell’errore di non occuparsene o alienarli ad altri, perdendo di conseguenza un importante asset economico. Al di là delle mere attività di raccolta e ripartizione, a quali altre attività dovrebbe dedicarsi una collecting operante nel segmento dei diritti connessi dedicata alle realtà Indipendenti? L’attività che oggi svolge una collecting di diritti connessi è imprescindibile per una label indipendente sopratuttutto sotto il profilo economico; non raccogliere i proventi di questi diritti vuole semplicemente dire non incassare denari che si sono già maturati, e che spettano all’etichetta e agli artisti che li hanno generati: sarebbe come andare dal panettiere, ordinare il pane, pagarlo e poi non andare a ritirarlo. Quindi affidarsi ad una collecting è fondamentale, affidarsi però ad una collecting di etichette indipendenti fatta da e per etichette indipendenti significa avere un punto di riferimento, oltre alla semplice raccolta e ripartizione dei diritti, ovvero avere criteri di ripartizione più favorevoli alla compagine di mandanti che sono solo aziende indipendenti, poter contare sempre su un aiuto concreto sia in fase di riconoscimento delle proprie produzioni, sia in fase di conflitto delle proprie produzioni, sia in fase di disamina del valore dei singoli diritti che rendono diversamente a seconda del repertorio che si possiede, oltre che una consulenza ad ampio spettro su come questi diritti maturino dal punto di vista economico. Quali sono le criticità nell’operatività di una collecting di diritti connessi che serve il settore degli Indipendenti? Quali sarebbero le prime mosse da fare per migliorare le dinamiche delle operazioni? Tutte le collecting lavorano in un mercato comune, ma ben circoscritto, e ciascuna ha come compito quello di raccogliere i compensi spettanti alle aziende che le hanno conferito mandato. Spesso però nascono sovrapposizioni, a volte per caso, a volte per errata interpretazione, a volte per mancanza di dati che rendano univoca l’utilizzazione e l’avente diritto. Purtroppo ci siamo resi conto dopo 10 anni di attività che in questo settore quello che prevede la norma, spesso stringata e insufficiente, si scontra poi con l’enorme complessità del lavoro di raccolta e ripartizione. Questo significa che l’intero ecosistema dei diritti connessi, che è fatto dai repertori oggetto del diritto stesso, dagli utilizzatori che, appunto, li usano, dalle collecting che ne raccolgono i proventi e li ripartiscono, è un sistema estremamente fragile, nel senso che, se solo qualche soggetto della filiera non si comporta correttamente, ovvero non svolge il suo compito in maniera completa, l’intero sistema va in crisi, producendo estenuanti attese nei confronti dei mandanti che attendono i loro averi. Per tornare alla domanda, bisognerebbe far sedere le collecting attorno ad un tavolo, porvi sopra i problemi e cercare una soluzione che porti però ad una risoluzione per tutti, non una scorciatoia per qualcuno. In sostanza se tutti facessero la loro parte i problemi sarebbero minori e le soluzioni condivise, anche se non basterebbe a farli sparire perché c’è sempre il caso non previsto, ma sarebbe già un grosso passo in avanti. A partire dal 2025 cambieranno i criteri di ripartizione primaria della copia privata: come inciderà questa modifica sulla ripartizione della copia privata stessa, soprattutto per le realtà indipendenti? Prendendo spunto da quanto dicevo sopra, questo è il classico esempio dove il legislatore, per provare a trovare una soluzione, ha dato regole al mercato non sempre applicabili nella realtà del nostro lavoro. In ogni caso il decreto è già stato promulgato ed è legge, per cui bisogna adeguarsi. Proprio per questo, noi auspichiamo che il dialogo da sempre attivo tra le collecting sia il presupposto per definire insieme le soluzioni per adeguarsi a questo cambio radicale dei criteri di ripartizione della copia privata. Ad oggi questi criteri si basano sul prodotto fisico, sul download e, solo in parte, sul broadcasting degli utilizzi radiofonici. Dal 2025, invece, la ripartizione primaria della copia privata non si baserà più su una formula mista, ma esclusivamente sul valore dei diritti connessi amministrati da ciascuna collecting per ogni anno. Per un’etichetta indipendente, quindi, diventa fondamentale valutare attentamente i criteri di ripartizione secondaria della collecting a cui intende affidare il mandato, per cercare di massimizzare il valore del suo repertorio.