Si è tenuta oggi, giovedì 21 novembre, presso la Sala Viscontea del Castello Sforzesco e all’interno del Music Publishing Day organizzato in seno all’ottava edizione della Milano Music Week, la presentazione dei dati relativi al mercato editoriale italiano riferiti dal primo Music Publishing Survey dell’International Confederation of Music Publishers, entità che accorpa a livello internazionale editori musicali major e indipendenti. I risultati completi dell’indagine, condotta sui 15 maggiori mercati a livello globale, saranno resi noti tra la fine del 2024 e l’inizio del prossimo anno. Per quanto invece riguarda il nostro Paese, il valore complessivo dell’editoria musicale italiana (basato sui dati forniti a ICMP da SIAE e dalle tre principali associazioni di categoria del settore, FEM, ANEM ed Emusa) è stato stimato 275 milioni di euro. Di questi, 189 sono ascrivibili agli incassi indiretti, ovvero intermediati da SIAE, e 85 da incassi diretti, ovvero frutto di accordi stipulati direttamente dagli editori con gli utilizzatori (come, per esempio, nel caso delle sincronizzazioni). Riguardo le linee di ricavo del settore editoriale italiano, il 20% degli incassi totali è stato generato dal consumo digitale di opere, il 28% dalle sincronizzazioni, il 5% dalla copia privata, il 5% dalla riproduzione meccanica e il 44% dalla pubblica esecuzione: l’85% del totale è stato generato in Italia, e il 15% all’estero. Pietro Villani, Communication Officer di ICMP, ha osservato come l’Italia abbia ancora ampi margini di crescita in questo comparto, perché decisamente più performante rispetto al passato. Toni Verona, presidente di ANEM, concorda con Villani: “La nostra attività prima ci consentiva di operare a livello nazionale: oggi, con la digitalizzazione, il nostro mercato è il mondo, cosa che mi rendo molto ottimista per il futuro”. Senza contare, osserva Paolo Franchini, presidente di FEM, che “parte degli incassi SIAE sono stati raccolti nel 2022, anno ancora intaccato dalla ‘coda’ del Covid. Sarà interessante paragonare i risultati di anno in anno per vedere se saremo stati capaci di correggere la rotta dove ci siamo rivelati meno performanti”. Di dati “ottimi, rispetto al valore del mercato di qualche anno fa” parla Carlo Solaro, presidente di Emusa, che si aspetta - per il prossimo anno - un aumento dai segmenti di digitale e pubblica esecuzione. “Quello dell’Italia è un buon risultato”, spiega Villani: “Pur dietro a giganti del settore come USA e UK, l'Italia è nei primi sei mercati a livello internazionale come incassi - secondo i dati forniti da CISAC, e al primo posto nel mondo per tasso di crescita su base annua tra il 2022 e il 2023 come raccolta di diritti di pubblica esecuzione”. Ci si attende una crescita soprattutto all’estero, dove - dice Solaro - “la musica italiana è molto apprezzata, e - quindi - ancora più meritevole di essere tutelata”. “La dance made in Italy è stato il primo esempio di esportazione vincente, grazie alla visione di alcuni imprenditori con una visione illuminata”, rilancia Verona: “Perché non fare la stessa cosa oggi? Si potrebbe trattare la musica come un brand, come oggi già vengono trattati moda e cibo. E' una forza di tipo culturale, ma il settore dovrebbe essere più coeso per portare avanti discorsi di questo tipo”. Allineato alla linea “fare sistema” è anche Solaro, per il quale, “sotto l'ombrello di ICMP”, occorre “essere presenti nel mercato e cercare di tutelare i diritti guardando avanti, a nuove tecnologie e nuovi paesi, senza mai accomodarci sugli allori”. La missione, conclude Franchini, resta quella di “difendere l'identità culturale dei nostri repertori, che nonostante l'invasione della musica anglo-americana sono stati capaci di occupare completamente le top ten delle nostre classifiche di vendita”. Considerando, inoltre, che “i repertori italiani all'estero sono tra i più amati: abbiamo delle opportunità di crescita su quel fronte, quindi autori e aziende è bene che si tolgano di dosso qualsiasi complesso di inferiorità. Abbiamo una società degli autori competitiva e efficiente a livello globale, in grado di darci tutti gli strumenti per raggiungere i nostri obiettivi”.