Avranno tempo fino al febbraio 2006 (e non fino al 5 dicembre prossimo come era stato detto inizialmente), i gestori del popolarissimo programma peer-to-peer, per mettere in funzione un sistema di “filtri” tecnologici destinati a individuare ed espellere dal network i file pirata e non autorizzati: altrimenti dovranno chiudere tout court. Questo l’ultimatum che i giudici australiani hanno lanciato alla società Sharman Networks, e che peraltro non giunge inatteso dopo la sentenza che lo scorso settembre aveva dichiarato KaZaA corresponsabile per le violazioni di copyright commesse dai suoi utenti, stimati tuttora in oltre 100 milioni di persone nel mondo (vedi News). <br> Contro la decisione Sharman Networks ha presentato ricorso in appello, ma intanto l’ingiunzione del tribunale le impone di modificare lo status quo da qui a poco più di tre mesi. “E’ ora che servizi come KaZaA cambino modo di operare: mettano dei filtri, rispettino le leggi o facciano strada ad altri che stanno cercando di costruire un mercato legale della musica digitale” ha commentato John Kennedy, presidente dell’associazione internazionale dei discografici IFPI.