Il titolo di StubHub è crollato nel giorno di debutto in borsa, chiudendo in ribasso del 6,4% rispetto al prezzo di collocamento, con una capitalizzazione di mercato di 8,4 miliardi di dollari. Dopo la chiusura delle contrattazioni (‘after hours’) il titolo è sceso ulteriormente. La IPO (Initial Public Offering) della piattaforma di secondary ticketing, al momento, non può definirsi un successo, ma è ragionevole ritenere che la delusione del giorno dopo abbia radici più profonde. La valutazione che il mercato ha attribuito a StubHub dopo il primo giorno di contrattazioni in borsa equivale, infatti, a circa alla metà di quanto l’azienda un anno fa dichiarava di aspettarsi - $16,5 miliardi era la cifra che corrispondeva alla valutazione alla quale aveva raccolto fondi nel 2021. Ma quella - solo 4 anni fa - era un’epoca in cui il mercato live, dopo la pandemia, era stato protagonista di un forte rimbalzo e si crogiolava nell’ottimismo. E’ vero che quella attuale è una fase economica in cui le IPO stanno stentando in generale - negli Stati Uniti, mercato leader al mondo, la sola eccezione è costituita dalle startup dedicate alla Gen AI che attraggono la quasi totale attenzione dei finanziatori. Eppure l’esperienza di StubHub osservata oggi pare accentuare anche un fattore settoriale, ossia come la biglietteria per eventi dal vivo non sia quel comparto stabile e prevedibile che il mercato desidera premiare nel clima attuale, poichè il flusso degli eventi live è discontinuo per definizione. Inoltre, StubHub a fine agosto aveva comunicato risultati del primo semestre inferiori alle attese sui ricavi e sui profitti. Infine la Borsa non apprezza la mole dei debiti che grava sull’azienda, paradossalmente, con ogni probabilità, la ragione forte in base alla quale si è deciso per l’IPO nonostante il momento sia evidentemente dei meno propizi.