138 anni di storia non sono bastati a Höfner, storica liuteria con sede a Hagenau, in Germania, per evitare la bancarotta: l’azienda produttrice del leggendario Höfner 500/1, il “basso violino” (nella foto) spedito nel pantheon del rock da Paul McCartney, con un post sui propri canali social ha dichiarato di aver avviato, a metà di questo mese, una procedura di insolvenza ai sensi della legge tedesca. “Stiamo attraversando un periodo difficile, soprattutto dopo l'introduzione dei dazi doganali statunitensi”, si legge nella nota della società: “Vorremmo chiarire alcune cose: non interromperemo la produzione, la distribuzione o i nostri canali media. In Germania, è previsto un periodo di tre mesi prima dell'apertura della procedura di insolvenza vera e propria. Questo periodo offre l'opportunità di consolidare l'azienda e ristrutturarla per un futuro migliore. Durante questo periodo continueremo a costruire e vendere i nostri strumenti e il team Höfner sta facendo del suo meglio per fornirvi il supporto, l'assistenza e le garanzie che vi aspettate”. Una vicenda “molto triste”, ha commentato McCartney sul proprio profilo Instagram. “Producono strumenti da oltre 100 anni e ho comprato il mio primo basso Höfner negli anni Sessanta, e da allora non ho mai smesso di amarlo”, ha commentato l’ex Beatle, che - mediaticamente - potrebbe essere una figura chiave nel rilancio dell’azienda: “E’ uno strumento meraviglioso da suonare: leggero, e mi incoraggia a suonare con grande libertà. Offre anche piacevoli variazioni di tono che apprezzo”. Dopo essere stata acquisita nel 1994 da Boosey & Hawkes, nel 2003 la proprietà di Höfner è passata a Music Group, che un anno dopo ha ceduto il capitale al CEO dell’azienda Klaus Schöller e a sua moglie Ulrike Schrimpff. “L’avvio della procedura di insolvenza rappresenta un passo necessario per aprire prospettive realistiche per il futuro dell'azienda”, ha commentato Schöller a Guitar.com: “Il nostro obiettivo è collaborare con un partner solido per posizionare il marchio Höfner per il futuro e garantire l'attività aziendale e i posti di lavoro a lungo termine”. La vicenda ricorda quella di una società dello stesso settore (ma di dimensioni sensibilmente diverse), Gibson, che nel maggio del 2018 presentò istanza di fallimento a fronte di un debito monstre stimato in 500 milioni di dollari: dopo un processo di ristrutturazione, l’azienda venne salvata grazie all’intervento del gigante del private equity KKR, che ne rilevò la quota di maggioranza.