E’ Mazzariello il vincitore dell’edizione 2026 del Premio Enzo Jannacci, riconoscimento istituito da NUOVOIMAIE nel 2017 nel 2017 insieme alla famiglia del grande cantautore milanese consegnato ogni anno durante la settimana del Festival di Sanremo a una tra le cosiddette nuove proposte. Il premio è stato consegnato all’artista oggi, giovedì 26 febbraio - presso la sala stampa del Teatro Ariston - dal presidente della collecting, Andrea Miccichè, dal DG di NUOVOIMAIE Maila Sansaini, da Paolo Jannacci, da Dodi Battaglia, portavoce dell’Istituto per Artisti, Interpreti ed Esecutori, e da Cristiana Tomei, Ufficio Stampa di NUOVOIMAIE. “Questo non è un riconoscimento musicale”, ha premesso Tomei: “E’ un atto d’amore verso un artista che ha saputo narrare le periferie dell’anima”. “La cosa più difficile per un artista emergente è riuscire a gestire tutte le influenze massmediatiche e le spinte rivoluzionarie del suo animo”, ha aggiunto Paolo Jannacci: “I ragazzi, se sono tali, sono ‘contro’, anche loro stessi. La bellezza è poter ascoltare queste increspature dell’animo umano: questo è quello che pensava mio padre all’epoca, ed è quello che penso anch’io”. Mazzariello è un artista gentile, inconsueto, sincero”, ha spiegato Battaglia, illustrando le motivazioni del premio: “Con il suo brano ha saputo coniugare, in maniera originale, la ricerca musicale con riferimenti storici importanti, a una storia d'amore legata a immagini critiche del tessuto sociale". "Custodire e rilanciare l’identità artistica di Enzo Jannacci, interprete libero capace di raccontare con ironia, poesia e straordinaria sensibilità le contraddizioni del nostro tempo, è il desiderio profondo che ci ha spinto dieci anni fa a istituire questo Premio", ha commentato Miccichè: "Insieme alla famiglia del cantautore abbiamo voluto dare vita, infatti, a un riconoscimento che non è soltanto un omaggio alla memoria, ma uno sguardo rivolto al futuro. Possiamo definirlo un ponte tra generazioni di interpreti unite da un linguaggio autentico, coraggioso e innovativo. E' il nostro modo per tenere viva la lezione di un artista che ha fatto della contaminazione tra Teatro, canzone e narrazione una cifra stilistica inconfondibile". Miccichè è poi tornato sul tema della copia privata, già affrontato nella giornata di ieri, mercoledì 25 febbraio, nel corso dell’incontro con il Sottosegretario alla Cultura con delega alla Musica Gianmarco Mazzi. “La copia privata è un istituto giuridico introdotto nel nostro paese nel ‘92, di derivazione comunitaria, ed è un’eccezione al diritto di riproduzione”, è stata la premessa - tecnica - di Miccichè: “So che ci sono contestazioni da parte delle big tech. Francamente, credo che la domanda giusta da porsi, anche politicamente, sia: tra le big tech e la filiera della creatività, da che parte state? Credo che il governo, in questo frangente, abbia operato bene. E noi siamo contenti”. “Sono emozionatissimo, grazie mille”, ha dichiarato Mazzariello: “Nella poetica di Jannacci c’è tantissima ironia, che ritrovo come filtro di approccio alla vita: per me questo riconoscimento è un vero onore. Sapere che la mia musica viene riconosciuta in nome suo è un onore enorme e una responsabilità ancora più grande. Ringrazio il NUOVOIMAIE per questo premio, per il sostegno concreto agli artisti e per credere nella forza delle canzoni. Questo riconoscimento lo condivido con chi lavora con me ogni giorno e con chi ascolta, perché senza ascolto non esiste musica”. “Al Festival ho provato emozioni bellissime, ieri non volevo scendere più dal palco”, ha proseguito Mazzariello: “Suonavo e pensavo: che bello. Ho suonato in un posto che mi ha accolto benissimo, ricevendo un sacco di messaggi di sostegno. Sapere che queste emozioni sfocino in un premio così prestigioso mi onora: è stato bellissimo e continuerà a essere bello”. “Come NUOVOIMAIE non solo sentiamo la responsabilità nel sostenere gli artisti: per noi è una vocazione”, ha spiegato Maila Sansaini, DG della collecting: “Tutelarli significa essere capaci di accompagnarli fin da quando sono giovani, dicendogli che il loro è un vero e proprio lavoro, che va tutelato, e difeso: gli artisti interpreti esecutori sono i più fragili, e per noi essere qui, nel tempio della musica, con il nome di un grande Maestro come Jannacci, significa dire a un artista che il nostro istituto c’è, e ci sarà sempre, in tutte le fasi della sua carriera”.