Sono stati Rondine (nella foto) e Birthh gli artisti protagonisti - giovedì 26 febbraio - sul palco di SIAE Stage, spazio ideato da SIAE dedicato agli emergenti a margine della settantaseiesima edizione del Festival della Canzone Italiana ospitato da Superluna, club allestito al Portosole da Woodworm del quale Rockol è media partner. Tra gli autori del brano di Michele Bravi in gara alla settantaseiesima edizione del Festival della Canzone Italiana, “Prima o poi”, Rondine si è avvicinato alla musica in prima battuta come paroliere. “Scrivo testi fino da quando sono bambino”, racconta l’artista: “Durante la pandemia mi sono dedicato a scrivere le mie prime canzoni. E’ stato un periodo forte, che ha portato a fare dei viaggi interiori. Sono il classico artista figlio della noia di quel periodo”. “Non ho una regola per scrivere”, prosegue Rondine: “Può accadere che lo faccia di getto, o di prendermi molto più tempo per comporre un modo più riflessivo. Il mio approccio al songwriting è sempre stato lo stesso, più o meno: negli ultimi due anni mi sono avvicinato anche alla scrittura per altri, che mi ha permesso di sviluppare un atteggiamento più ‘professionale’ nei confronti della scrittura. E’ un lato che sto ancora sviluppando”. “La parte più bella della scrittura per altri è il rapporto che si crea con gli artisti e i produttori, che sono bellissimi”, spiega: “E’ un bel momento di condivisione e di idee. Mi sento molto libero quando scrivo per altri, ed è bello mettersi al servizio di qualcuno che provare a fargli tirargli fuori il meglio”. “Il futuro? Mi vedo continuare a fare quello che faccio”, dice: “Non mi piace darmi troppi obiettivi sul lungo periodo”. Sul SIAE Stage Rondine è accompagnato da Gianmarco Grande (alla chitarra), anche lui co-autore del brano di Bravi”. “‘Prima o poi’ è nata in studio, prima della scorsa estate. Michele era già arrivato con una bella idea, una parte della prima strofa”, raccontano i due: “Con lui c’è stato subito un bel feeling: siamo stati molto contenti del risultato, fin dalle prime battute di lavorazione. Ascoltarla sul palco dell’Ariston è stata una botta incredibile: è una ribalta dove le canzoni assumono un valore ‘alto’, in tutti i sensi. E’ stata davvero una grande emozione”. Sul palco del SIAE Stage Rondine ha eseguito questi brani: “Fermare l’età” (scritto in collaborazione con Enrico Nigiotti) “Lontano da tutto” “Vivi più che mai” “Prendimi sul serio” “Questo è il mio primo Sanremo, ed è stato oltre le mie aspettative”, esordisce Birthh, nella seconda parte dello show. “Sono andata al cinema, nel 2001, a guardare ‘School of rock’, e quando sono uscita volevo fare la batterista”, spiega lei, parlando dei suoi primi passi come artista: “Mio padre mi ha convinta a dedicarmi alla chitarra, e da lì non ho più smesso: invece di giocare con le bambole, scrivevo canzoni. E la musica è sempre rimasta con me. Al liceo ho comprato un computer per fare una ‘one man band’”. “Sono una persona molto romantica, è stata una costante nella mia vita: l’amore è anche per gli amici, per i tramonti, non solo quello classico”, dice: “L’amore funziona nella musica e nei film perché sottolinea una delle cose più belle dell’essere umani, ovvero la condivisione dei sentimenti”. Birthh, a breve pubblicherà il suo primo disco in italiano, “Senza fiato”. “Avevo scelto l’inglese per i miei testi perché i miei ascolti erano inglesi e americani, poi sono appassionata di lingue - ho fatto il linguistico: per me è stata una cosa naturale. Sei anni e mezzo fa mi sono trasferita a New York, ma poi ho iniziato a sentire solo musica in italiano, perché sentivo di dover bilanciare i due mondi che avevo dentro di me. Ho iniziato a scrivere frasi in italiano, che mi hanno costretto a ri-impirare a scrivere nella nostra lingua: scrivere in inglese è molto diverso, per tornare all’italiano ho dovuto iniziare a riconsiderare la quotidianità". “Sono molto appassionata dei classici italiani - Mina, Paoli, Battisti - e hip hop, dagli A Tribe Called Quest a Tyler the Creator”, racconta a proposito delle sue influenze musicali: “E’ un mondo che mi affascina molto, e che si sposa molto bene con le sonorità italiane”. “Nel nuovo disco - “Senza fiato” - c’è un dualismo molto presente nella mia generazione e nei nostri tempi, questo continuo dover rincorrere qualcosa”, prosegue lei: “Ma nonostante tutto mi emozioni ancora davanti a un tramonto, e anche quello mi lascia senza fiato”. “Il mio sogno? Viaggiare, ma purtroppo o per fortuna sono due anni che lavoro incessantemente a questo disco: ma mi piacerebbe moltissimo vedere il mondo”, conclude: “Per esempio, non sono mai stata in Cina o in Giappone: è bello essere a contatto con culture diverse, apre molto gli occhi. In tour ho avuto l’opportunità di farlo”. E New York? “E’ una città che premia il rischio, a livello artistico: se hai un’idea fuori di testa, trovi almeno una persona che ti dice di sì. E’ questo che le permette di essere una fucina di cose nuove: senza sbagliare, non si può creare niente di nuovo”. Sul palco Birthh ha eseguito: “Truman” “Little rat” “Somebody”