Si è tenuto oggi, venerdì 27 febbraio, presso Superluna (lo spazio allestito al Portosole da Woodworm in occasione della settantaseiesima edizione del Festival della Canzone Italiana, del quale Rockol è media partner) il talk “Tenere il tempo - Formare i professionisti della comunicazione, dei media e della musica oggi”: all’incontro - moderato da Francesca Maria Cortese e Luca Monti dell'Alta Scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo, e promosso sempre da ALMED - sono intervenuti Claudio Buja (presidente di Universal Music Publishing Ricordi / Casa Ricordi), Dario Giovannini (managing director di Carosello Records) e Alessandro Volanti (direttore di Radio Italia). Qual è la competenza che oggi vale il doppio rispetto a 5 anni fa, nel campo dell’industria musicale? “Quella legata all’ambito digitale”, dice Buja: “Lo scounting vecchia maniera è tramontato, oggi ci vogliono degli analisti, perché si lavoro con gli algoritmi: ma la passione per la musica non deve mancare”. “Anche saper ascoltare è importante”, aggiunge Giovannini: “Il rischio di non farlo può portare a lasciarsi trasportare dagli algoritmi e non riuscire a dare vita a progetti a lungo termine”. “Saper comunicare a 360 gradi a diversi target, ed essere in grado comprendere la complessità del nostro settore”, conclude Volanti: “E sempre essere in anticipo sul presente, perché fermarsi qualche minuto potrebbe voler dire accumulare un ritardo enorme”. “Un autore deve tenere presente il mercato”, spiega Buja: “Deve sempre considerare l’artista al quale vuole indirizzarsi e il pubblico al quale vuole rivolgersi. L’essere condizionati dal ritornello non è una cosa nuova, lo facevano già i Beatles. Quello dell’autore è un lavoro in solitaria, e riguardo l’ambito della musica pop, quindi popolare. E se non si rivolge al popolo non significa nulla”. “Il mio lavoro è osservare il mercato e lavorare su quei progetti che credo abbiano spazio all’interno di questo mercato”, osserva Giovannini: “Più che eliminare lo skip rate, l’idea è cercare di offrire al mercato progetti artistici che abbiamo integrità e coerenza, e che abbiano un orizzonte più vasto del mercato stesso”. “Ascolto sempre il mercato, ma se sento che un progetto ha potenzialità di crescita, allora non mi pongo date di scadenza”, conclude Giovannini: “Non credo di avere la verità in tasca: qui - come si dice - vince chi sbaglia di meno. L’importante è avere sempre una certa obiettività di fondo”. Sulle dinamiche di mercato, "negli ultimi anni il digitale ha avuto impatto sulle playlist radiofoniche, ma le emittenti sono riusciti a mantenere una loro integrità”, aggiunge Volanti: “Abbiamo tutti il problema della sostenibilità. E il contesto è importante, per tracciare il futuro di un’impresa”. “La velocità dell’industria è quella con la quale la tecnologia la fa cambiare”, precisa Buja: “E la tecnologia va sempre più veloce delle regole, per questo il nostro settore è sempre costretto a rincorrere: non siamo noi a fissare la velocità. E il bello del nostro mestiere è proprio questo: ogni giorno c’è qualcosa di nuovo”. “Oggi la discografia è più attenta alle nuove tecnologie: fino a qualche anno fa le case discografiche intermediavano il rapporto con le radio. Con lo streaming si è ribaltato il paradigma, che ora è basato sulla forza dal basso”, sottolinea Giovannini: “Toni Pitoni è esploso grazie a TikTok, non alla discografia. Il discografico, oggi, deve bilanciare il mondo in cui viviamo e quello dell’artista, che viaggiano a due velocità molto diverse”. “C’è poi l’aspetto della salute mentale degli artisti, che spesso non viene considerata”, aggiunge Giovannini: “Ventenni che esplodono nelle chart al secondo singolo e che dopo un paio d’anni vanno in burn out. E noi dobbiamo proteggerli, da questo”. Da dove si inizia a lavorare in nell'industria musicale? Qul è - se c'è - il percorso da osservare per entrare a farne parte? “Serve studiare, leggere, informarsi, stare attenti, perché per quanto possa essere banale non si finisce mai di imparare”, dice Giovanni: “La formazione è fondamentale”. “Ci vogliano anche pazienza e costanza”, aggiunge Volanti: “Non si entra in un’azienda per divertarne il CEO dopo un paio di mesi: occorre dimostrare di valere alla società per la quale si lavora. Lavoro in un’azienda di famiglia, ma in Radio Italia per un anno e mezzo ho fatto lo stagista in area Web. Ho visto che si sta un po’ perdendo il senso di abnegazione: non è cattiveria, perché la velocità è un po’ lo spirito del tempo. Pazienza e impegno sono fondamentali”. “La musica non è democratica”, spariglia Buja: “Non siamo gli assistenti sociali dei nostri artisti: camminiamo su una lama di rasoio. Perché non lasciare libero il pubblico di dire che una canzone fa schifo? Il 76 anni saranno passato oltre 2000 canzoni: quante ce ne ricordiamo di belle? 50? Possiamo dire che sul palco dell’Ariston sono passate centinaia di brutte canzoni? La musica da ascoltare la dobbiamo scegliere noi”. Tornando sul discorso delle competenze, “credo che oggi, per come si stanno sviluppando le etichette, le specializzazioni verticali siano importanti”, ha detto Giovannini: “Su determinati ruoli la verticalità è essenziale, in altre è - al contrario - necessario cavalcare tutte le anime discografiche: non c’è una risposta univoca”. “L’azienda è composta da specializzati e ibrida di suo: è una sistuazione complessa”, aggiunge Buja: “Qualcuno sostiene che il creativo sia il cuore della nostra industria, ma serve anche il commerciale, l’amministrazione, e il back office in generale. Se si affida un’azienda a un creativo la si manda in malora: il creativo deve fare il creativo, e deve essere affiancato da persone che lo aiutino a operare in ambiti che non gli competono”. “Spero che possa cambiare la fruizione della musica”, osserva Giovannini, parlando delle condizioni attuali del mercato e dei possibili scenari futuri: “Ormai ci siamo abituati all’all you can eat. E c’è solo quello. Ma nel mondo della ristorazione, accanto agli all you can eat, ci sono anche i presidi slow food. Così immagino il futuro della musica: progetti che viaggiano insieme a velocità di crociera differenti”. “Negli ultimi 25 anni i fatturati discografici sono crollati per 13, poi lo streaming a pagamento ha salvato il mercato riportando la curva in ascesa”, dice Buja: “In questo momento siamo in una posizione di apice, ma rallenterà, inevitabilmente. Affronteremo momenti di crisi, e di ridimensionamento: l’avvento dell’AI è un grosso problema, perché se il pubblico dimostrerà di apprezzarla i ricavi di chi scrive e esegue canzoni ‘naturalmente’ saranno erosi”. “Tenere il tempo non è correre più degli altri, ma saper adottare il giusto ritmo”, ha concluso Cortese.