Sono stati Sottomarino e Nesli (nella foto) gli artisti protagonisti - venerdì 27 febbraio - sul palco di SIAE Stage, spazio ideato da SIAE dedicato agli emergenti a margine della settantaseiesima edizione del Festival della Canzone Italiana ospitato da Superluna, club allestito al Portosole da Woodworm del quale Rockol è media partner. Cosa significa oggi essere un producer - di artisti molto rilevanti come Geolier, col quale Sottomarino collabora regolarmente? “Bisogna distinguere tra beatmaker e produttori”, dice lui: “Il primo si occupa solo del beat. Il produttore ha un approccio diverso all’artista: ci collabora, contribuendo a sviluppare una visione comune. Il produttore non deve dire a un artista cosa fare, ma lo deve ascoltare che capire cosa vuole fare”. “Il rapporto tra producer e artista è stato molto umano”, dice Sottomarino a proposito della collaborazione con Geolier: “Le nostre visioni erano incollate. In ‘Un’ora’ ho proposto un’atmosfera in stile g-funk, in po’ gangsta, che lui ha immediatamente colto”. “In genere quando lavoro a una produzione non ragiono troppo. Tutto è una conseguenza di quello che ti senti di fare nel momento. Quando un pezzo richiede troppa energia per essere scritto è difficile che sia una hit: solitamente i successi nascono molto in fretta, di getto. O c’è già la hit sulla scrittura, e lì si tratta solo di ‘assecondarla’, oppure - se si parte dalla produzione - è l’artista a fare davvero la differenza”. Come si gestisce il successo di una hit? “Quando lavoro a una canzone non ci penso, è la gente che decreta lo status di hit", dice: "Con le major, in genere, quando si trova qualcosa che funziona le richieste si replicano, ma la nascita di una hit non è una cosa che si può standardizzare. E’ come quando ci si innamora, non si può spiegare”. “A Napoli prendono molto a cuore i vincenti, per certi versi ne teniamo sempre un po’ conto, quando lavoriamo alle canzoni, perché dobbiamo comunque qualcosa alla città: è lei che ci ha messo lì. E’ doveroso rispettarla. Dal punto di vista sonoro, ci sono sonorità prese da Londra e Seattle, è Geolier che ‘porta’ Napoli nelle canzoni - ma in modo naturale. La chiave dell’originalità è mischiare diverse culture”. “‘081’ è un pezzo curioso", racconta Sottomarino: "Di solito Geolier quando fa pezzi potenti si butta sui banger americani. Ho pensato che potesse essere interessante farlo concentrare su qualcosa di più street. Il giro di basso è ispirato ai Tame Impala: abbiamo messo la cassa dritta ma la chitarra con gli accordi minori, con risvolti un po' cupi. Gli piaceva talmente tanto che quasi ne era intimorito. In questo caso c’era così tanto nel beat da portarlo a cercare di ‘gareggiarci’, con la voce. E’ stata una delle prime canzoni fuori dal suo target: lui si è sentito messo alla prova. E ha funzionato”. “Il mio sogno più grande? Credo di averlo già realizzato”, conclude: “Mi sono sempre visto fare musica: tutto quello che ho oggi ce l’ho perché ho continuato a fare quello che volevo. Ecco perché penso di esserci già arrivato”. “Dopo le 18 perdo 5 db: scusate se stasera la mia voce non è il massimo”, premette Nesli appena sale sul palco: “Non invidio i cantanti che al Festival si esibiscono a mezzanotte. A me è capitato due volte: è un’agonia”. “La ‘macchina Sanremo’ ti porta a essere sempre emozionato. Non è tanto l’esibizione - quella, da tre minuti, è la parte più bella", prosegue, parlando delle sue precedenti esperienze sanremesi come concorrente al Festiva: "Il problema è tutto il resto. Però è un’esperienza da fare, almeno una volta nella vita”. “Oceani e tsunami’, l’ultimo singolo che ho pubblicato lo scorso anno, anticipa un po’ le sonorità che caratterizzano il nuovo album: è nato in un modo bellissimo, guardando il mare, in Sardegna, e ci sono molto legato”. Nesli ha co-firmato il brano portato in gara a Sanremo 2026 delle Bambole di Pezza. “Fare l’autore è una figata, e come quando un attore mette in scena le vite degli altri. C’è sempre un po’ di te. Non le conoscevo personalmente, ma si sono innamorate della canzone e l’hanno provinata subito, trovandola perfetta. E’ un brano dove c’è sia la mia anima rock, che quella femminile. Sono contento perché la fanno benissimo, e sono orgoglioso: è la prima volta che vedo una canzone scritta per altri sul palco dell’Ariston”. “Fa strano sentire le proprie canzoni cantate da altri: è un pezzo di te, dopotutto”, prosegue Nesli: “All’inizio ero geloso, poi ho capito che le canzoni non erano mie - per quanto sia stato io a scriverle. Le canzoni hanno una vita propria: una volta che l’ho capito, mi sono buttato in questa avventura”. “Essere interpreti è una responsabilità, devi diventare la canzone”, dice l’artista a proposito dell'"altra parte della barricat" artistico-musicale: “Certe volte credo che adattarsi alla canzone scritta da qualcun altro richieda molto sforzo, più che scriverle. Le Bambole di Pezza ci stanno riuscendo benissimo, e sono molto orgoglioso del lavoro che hanno fatto”. “Per ‘La fine’ (brani interpretato anche, tra gli altri, da Tiziano Ferro, ndr) è stato come avere una palla di vetro: quando la canto mi chiedo come facessi a sapere le cose che dice quella canzone in quel momento della mia vita. Avevo solo 24 anni, e ancora oggi è sempre attuale. Grazie agli altri ho capito il valore di quel brano”. Un nuovo singolo, che uscirà la settimana prossima, è stato anticipato nel corso dell’incontro. “Si usava quando c’era Facebook: ero solito interagire molto con la mia fanbase, chiedendo cose", ha raccontato Nesli riguardo la lavorazione del brano: "L’ho rifatto: ho chiesto ai miei fan di mandare una foto con un ricordo felice con qualcuno. I miei collaboratori, molto giovani, sono rimasti perplessi. Invece sono stati sommersi di file: le utilizzeremo nel video. La canzone parla di questo, e l’ho capito quando l’ho riascoltata: ho cercato di nuovo questa connessione reale, in un tempo dove essendo sempre connessi, in realtà, connessi davvero non lo si è mai”. “Da quest’anno sono tornato in SIAE”, rivela Nesli, scherzando, in chiusura: “Non vi libererete facilmente di me. E’ la fine di un percorso lungo. Un finale positivo, che mi riporta al reale valore delle cose”. “Chi sono io oggi? Sicuramente un uomo e un artista più consapevole, e più un pace con sé stesso”.