Sono stati Namida e Seltsam gli artisti protagonisti - sabato febbraio - sul palco di SIAE Stage, spazio ideato da SIAE dedicato agli emergenti a margine della settantaseiesima edizione del Festival della Canzone Italiana ospitato da Superluna, club allestito al Portosole da Woodworm del quale Rockol è media partner. “Ho sempre cantato, già da quando ero piccola, ma - venendo dalla provincia - non ho mai pensato di poter arrivare su palchi come questo”, dice Namida: “Soprattutto, di avere persone che, ascoltando le mie canzoni, potessero identificarcisi. Ho iniziato per gioco, poi mi sono appassionata alla scrittura, e in questi anni mi sto divertendo molto a scrivere. Ho già pubblicato un album che si chiama ‘Bimbi cattivi’, a gennaio dell'anno scorso, e adesso ho iniziato un nuovo percorso di scrittura: spero possiate ascoltare il nuovo materiale il prima possibile”. "Dopo l'uscita dell’album ho preso la decisione di fermarmi per un anno, anche se in realtà non mi sono realmente mai fermata: praticamente ho già scritto un nuovo album”, ha proseguito l’artista: “E’ difficile scegliere di fermarsi, perché se sei un emergente e inizi un percorso, iniziando a vedere dei risultati, fermarti ti fa sentire un po' perso. Ma a volte fermarsi fa bene, e sono molto contenta di aver fatto questa scelta”. “Namida significa lacrima in giapponese. Possono essere di gioia o di tristezza: sono sentimenti comuni a tutti”, conclude: “Essendo io una persona molto solare, le persone si aspettano che io sia sempre molto felice, però ho anche tutto un altro mondo dentro da scoprire, che faccio vedere attraverso le canzoni che scrivo”. “Sono una persona molto sincera, è normale che dopo (aver perso la finale di Sanremo Giovani, ndr) ci sia rimasto male”, ha detto Seltsam: “Ma è stata una piccola bruciatura. L’Ariston era a un soffio, ma ho portato a casa comunque qualcosa di importante: ero un po’ l’outsider ai nastri di partenza, quelli che nessuno pensava potesse arrivare così avanti. Farlo, quindi, è stata una sorta di risarcimento per tutte le porte prese in faccia”. “Credete in quello che fate fino in fondo: sembra una frase fatta, consolatoria, magari anche banale, ma non c’è niente di più vero”, ha riflettuto l’artista, all’anagrage Lorenzo Giovanniello: “La mia generazione vuole tutto e subito, quindi abituarsi al concetto che qualcosa richieda tempo e impegno è difficile: è una cosa che la gavetta insegna benissimo. Bisogna avere la pazienza di aspettare: quando si chiude una porta, si apre un portone. Bisogna aspettare, lavorare duro e aspettare il momento giusto. Perché quando hai un sogno davvero non lo molli mai”.