Hanno trovato conferma le indiscrezioni riferite nella mattinata di oggi - ora italiana - riguardo un accordo tra il Dipartimento di Giustizia americano e Live Nation per disinnescare la causa antitrust che avrebbe potuto portare il gigante della musica dal vivo guidato da Michael Rapino alla cessione forzata di Ticketmaster, la propria divisione dedicata alla biglietteria. Secondo quanto riferito da NBC News lo stesso Rapino e Omeed Assefi, procuratore generale aggiunto facente funzioni per la divisione antitrust, si sarebbero incontrati lo scorso giovedì, 5 marzo, per negoziare l’accordo: per evitare di andare a giudizio (e rischiare di "perdere" Ticketmaster) Live Nation non solo pagherà una somma compresa tra i 200 e i 280 milioni di dollari agli stati federali costituitisi parti e in causa, fornendo un sistema di biglietteria “open source” in grado di permettere ad aziende terze - come, tra le altre, SeatGeek - di offrire biglietti sul mercato primario tramite la propria piattaforma, ma si impegnerà a cedere la proprietà di almeno 13 anfiteatri in tutti gli Stati Uniti, limitandosi alla commercializzazione del 50% dei tagliandi per le venue non legate da un accordo di esclusiva e astenendosi dal mettere in atto ritorsioni - come quelle denunciate durante la prima settimana di deposizioni da due testimoni sentiti dalla corte - nei confronti di strutture collegate a operatori di ticketing che non siano Ticketmaster. Benché le parti abbiano trovato un accordo, non è detto che il procedimento legale vada naturalmente a estinguersi. Innanzitutto, come riferisce l’agenzia Associated Press, il giudice al quale era stato affidato il caso, Arun Subramanian, ha espresso profonda irritazione per l’accaduto, definendo “del tutto inaccettabile” l’accordo - comunicato alla corte solo la sera di ieri, domenica 8 marzo. Mentre un alto funzionario del Dipartimento di Giustizia ha detto di essere “entusiasta” dell’accordo, che “aprendo i mercati ad altri concorrenti, consentirà un regime di competizione che prima non esisteva nel settore della biglietteria primaria e dell'intrattenimento dal vivo”, diversi stati hanno rifiutato l’intesa raggiunta, dicendosi pronti a proseguire nella causa legale. "Io e i miei colleghi procuratori generali abbiamo solide basi legali contro Live Nation e continueremo la nostra causa per proteggere i consumatori e ripristinare una concorrenza leale nel settore dell'intrattenimento dal vivo", ha fatto sapere Letitia James, Procuratrice Generale di New York: “Questo accordo non affronta il problema del monopolio al centro di questo caso e andrebbe a vantaggio di Live Nation a scapito dei consumatori. Non possiamo accettarlo. Continueremo a combattere questo caso senza il governo federale, così da poter garantire giustizia a tutti coloro che sono stati danneggiati dal monopolio di Live Nation”. Tra gli altri procuratori generali intenzionati a non abbandonare la causa ci sarebbero - secondo CBS News - quelli di Arizona, Colorado, Connecticut, Illinois, Kansas, Maryland, Massachusetts, Michigan, Minnesota, Nevada, New Hampshire, New Jersey, New Mexico, New York, North Carolina, Ohio, Pennsylvania, Rhode Island, Tennessee, Utah, Vermont, Virginia, Washington, Wisconsin, Wyoming e Washington D.C..