Sono tutto sommato servite le proteste di artisti e discografici volte a scongiurare una linea troppo conciliante del governo britannico nei confronti delle aziende sviluppatrici di modelli di GenAI, alle quali la filiera creativa temeva venissero fatte troppe concessioni in termini di training su opere coperte da copyright: la posizione estremamente conciliante verso le richieste del settore tecnologico - che, pure, considerava il disegno di legge presentato a Westminster - è stata rigettata dal Parlamento, che, in un rapporto, ha ammesso il cambio radicale di atteggiamento sul tema. "Qualsiasi riforma deve garantire che i titolari dei diritti possano essere equamente remunerati per il valore economico creato dal loro lavoro e che siano protetti contro l'uso illecito e iniquo del loro lavoro", si legge nel “Report on Copyright and Artificial Intelligence” compilato dal Department for Science, Innovation and Technology Department for Culture, Media and Sport: “E’ necessario garantire che gli sviluppatori di AI possano accedere a contenuti di alta qualità. Dalla consultazione e dal nostro successivo confronto è emerso chiaramente che non c'è consenso su come raggiungere questi obiettivi”. Soddisfazione è stata espressa dalle sigle vicine alla filiera creativa. "Sosteniamo la decisione del governo di azzerare il dibattito sull'intelligenza artificiale e il diritto d'autore", ha fatto sapere Tom Kiehl, responsabile di UK Music, organizzazione che rappresenta l’industria musicale britannica: "Questo ci offre ora l'opportunità di avviare una discussione più approfondita con il governo su questioni chiave come le copie digitali, la trasparenza, l'etichettatura e i creator indipendenti".