Si va verso la sentenza di risarcimento in contumacia per la colossale violazione attuata dai tecno-attivisti di Anna’s Archive ai danni dei server di Spotify alla fine dello scorso novembre: secondo documenti presentati presso il tribunale di New York (ottenuti dalla stampa di settore statunitense) il DSP svedese e le tre major - Universal Music, Sony Music e Warner Music - avrebbero richiesto 322 milioni di dollari di danni statutari per la distribuzione illecita di contenuti musicali coperti da copyright. L’ammontare del risarcimento (definito dai querelanti come “estremamente prudente”: in prima istanza si parlò di violazioni per 13mila miliardi di dollari, in base alle norme stabilite dal Digital Millennium Copyright Act) verrebbe ripartito tra le label, che si spartirebbero oltre 22 milioni di dollari per danni causati da violazione intenzionale di diritto d’autore, e la piattaforma, alla quale andrebbero 300 milioni di dollari (cifra ottenuta sommando il massimo del risarcimento - 2500 dollari - previsto dal DMCA per ogni singola violazione, e moltiplicato per i 120mila file scaricati dalle parti lese via torrent durante le indagini). La mancata risposta da parte di Anna’s Archive alla citazione in giudizio potrebbe portare il tribunale a emettere una sentenza in contumacia alla quale si arriverebbe senza nemmeno celebrare il processo: una decisione in merito è attesa dal giudice Jed Rakoff della Corte Distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto Meridionale di New York.