Secondo uno studio della società di indagini di mercato specializzata in industria musicale Chartmetric il 2025 è stato poco favorevole, in generale, ai repertori frontline: nelle chart globali, nel primo semestre dell’anno passato, solo 23 nuovi brani hanno raggiunto la vetta delle classifiche, contro i 49 dello stesso periodo dell’anno precedente. “Le conseguenze di questo calo non si sono ancora dissipate”, osserva la ricerca: “Anche il 2026 ha avuto un inizio storicamente lento per le nuove uscite. A gennaio, i brani dell'anno in corso hanno conquistato solo il 3,5% della classifica Global Top 50 di Spotify, un dato inferiore rispetto ai tre gennaio precedenti: 26% a gennaio 2025 (grazie soprattutto al blockbuster di Bad Bunny (nella foto) “DeBÍ TiRAR MáS FOToS” di Bad Bunny), 9,4% a gennaio 2024 e 8,4% a gennaio 2023”. Nonostante l’exploit della star portoricana, per Chartmetric il 2025 è stato “un anno stagnante, caratterizzato dai successi del passato” e senza alcuna traccia di tormentoni estivi. Questa situazione, secondo la ricerca, si starebbe riverberando anche sull’anno in corso, sia con brani dell’anno scorso stabilmente nella Top 50 di Spotify per tutto gennaio (come, per esempio, "The Fate of Ophelia" di Taylor Swift o "Back to Friends" di Sombr) sia con clamorosi ritorni dal passato (più o meno remoto, a seconda del trend di TikTok di riferimento) firmati da Zara Larsson, Dominic Fike e Police. “Complessivamente, 197 brani diversi sono apparsi nella Top 50 globale di Spotify da inizio 2026 a oggi”, spiega Chartmetric: “Di questi, 116 erano brani già presenti in classifica e solo 81 erano nuove uscite. Nel primo trimestre del 2024 e del 2025, la ripartizione tra i due gruppi era molto più equilibrata”, con 197 brani in classifica dei quali 110 nuove uscite e 87 brani di catalogo. La “mancanza di appeal pop trasversale delle nuove uscite” potrebbe essere dovuta da una parte alla “frammentazione” della fruizione su varie piattaforme, come TikTok, Instagram o YouTube, che contribuiscono a “dissolvere in gran parte la monocultura condivisa che un tempo contribuiva a lanciare nuove star”, e dall’altra all'”enorme quantità di musica registrata online, che rende semplicemente difficile per la maggior parte delle nuove canzoni emergere”, senza dimenticare che “il problema dell'immortalità dello streaming fa sì che i brani godano di una durata di vita apparentemente infinita. A differenza della radio, dove le canzoni tendevano ad avere un ciclo di vita finito prima di essere sostituite da una nuova uscita, le piattaforme di streaming permettono ai brani di rimanere in onda più a lungo del previsto”. I dati riferiti al 2025 elaborati da Chartmetric “mostrano che solo un quarto degli stream musicali riguarda i brani più recenti”, con il resto del mercato appannaggio di repertorio la cui pubblicazione sia più “vecchia” di 18 mesi, “a riprova della difficoltà che le canzoni più recenti incontrano nel competere praticamente con l'intera storia della musica registrata”. “Servono numeri enormi per arrivare in cima e solo una piccola frazione di canzoni riesce a sfondare in modo massiccio”, osserva la ricerca, citando come esempio la hit di Lady Gaga e Bruno Mars “Die With A Smile”, uscita nell’agosto del 2024 e capace di raggiungere il miliardo di stream in appena 96 giorni, e di stare nella Top 100 di Billboard USA per 60 settimane consecutive. “Questo - sottolinea la ricerca - significa essenzialmente che le megahit si stanno accaparrando una fetta di mercato molto più grande”. “Nel 2026, con il consumo di musica sempre più frammentato e la crescente importanza attribuita alle uscite di catalogo guidate dagli algoritmi rispetto ai nuovi brani, gli artisti emergenti faranno probabilmente più fatica a emergere e a costruirsi un pubblico”, conclude Chartmetric, collegandosi - seppure non direttamente - a quanto osservato nel proprio rapporto relativo al 2025: “I parametri per definire un successo sono cambiati. Un tempo, una hit seguiva un percorso ben definito, ora invece le canzoni rimangono in classifica più a lungo anche senza una storia pregressa. Ma la longevità non è più un indicatore affidabile di popolarità. Con le classifiche che rallentano e le nuove uscite oscurate dai successi già affermati, come facciamo a sapere cos'è davvero popolare?”.