Nonostante lo scetticismo di buona parte degli analisti, Bill Ackman si è detto ottimista riguardo la chiusura dell’acquisizione proposta a Universal Music Group: nel corso di una teleconferenza con gli investitori, il finanziere newyorchese ha spiegato di aver preparato il terreno in modo adeguato prima di uscire allo scoperto, avviando colloqui con figure apicali sia dell’organico aziendali che del pool di azionisti. A cominciare dalla famiglia Bolloré, che attraverso le proprie società collegate controlla (anche attraverso Vivendi) il 28% del capitale della major. “Il Gruppo Bolloré controlla il 28% dell'attività. La transazione richiede il voto favorevole dei due terzi degli azionisti. Quindi senza Bolloré, l'operazione non si concretizza”, ha spiegato Ackman: “La mia prima telefonata di ieri è stata con loro, per condividere una sintesi generale della transazione. E le parole che ho ricevuto in risposta sono state: 'Questa è musica per le nostre orecchie'. Così abbiamo deciso di procedere e lanciare questa presentazione”. Benché, come spiegato dal gestore di Pershing Square, “gli azionisti ci dicono di trovare difficile comprendere l'attività aziendale, di avere difficoltà a ottenere risposte alle loro domande e di essere sorpresi quasi ogni trimestre dalle variazioni dei risultati trimestrali”, Ackman - come già trapelato dalla bozza di accordo fatta circolare nelle ultime ore - non avrebbe intenzione di intervenire sui vertici operativi dell’azienda. Anzi, la proposta di candidare Michael Ovitz a presidente del Consiglio di Amministrazione di UMG sarebbe stata approvata proprio dal presidente e CEO della major Lucian Grainge, con il quale lo stesso Ovitz e Ackman si sarebbero incontrati un paio di settimane fa. “Abbiamo presentato [a Grainge, ndr] l'idea di questa potenziale transazione senza entrare nei dettagli di una proposta specifica”, ha dichiarato Ackman, che ha definito il lavoro svolto dal CEO “eccellente”: “Lucian ci ha incoraggiato a inoltrarla, dicendo che l'azienda la esaminerà attentamente. Ma non voglio parlare a nome del management o del consiglio di amministrazione in carica”. Tuttavia, i termini che regolano l’accordo tra i CEO e l’azienda, in caso di via libera all’operazione di acquisizione, potrebbero essere rivisti. “Il suo contratto è fin troppo complicato", ha spiegato Ackman: "Esiste la possibilità che venga ristrutturato in un modo sensato”. "Non vedo alcun motivo per cui tutti gli azionisti non dovrebbero sostenere questa transazione", ha insistito il numero uno di Pershing Square, dicendosi sicuro che UMG possa “registrare una crescita degli utili a due cifre elevate nel prossimo futuro prevedibile, per oltre un decennio”. Tra le pagine della proposta fatta pervenire agli azionisti, è stata inclusa anche la cessione della quota di Spotify al momento presente nel portfolio della major, del valore approssimativo di 2,7 miliardi di euro. Ma non - almeno come condicio sine qua non - la rinuncia alla quotazione ad Amsterdam. “Non è essenziale, nell'ambito di questa transazione, che UMG rinunci alla quotazione su Euronext", ha assicurato Ackman: "E’ un'opzione che potrebbe essere presa in considerazione". Nel frattempo, Universal Music ha rilasciato il primo - e verosimilmente unico, almeno fino a una decisione definitiva in merito - commento ufficiale riguardo la vicenda. “Il Consiglio di Amministrazione, unitamente ai suoi consulenti, esaminerà la proposta nel rispetto dei propri doveri fiduciari e ne analizzerà le implicazioni per azionisti, dipendenti, artisti, autori e altri soggetti interessati”, ha fatto sapere la major: “Il CdA ripone piena fiducia nella strategia di UMG e nella leadership di Sir Lucian Grainge e del team dirigenziale della Società. UMG non rilascerà ulteriori commenti sulla proposta fino al completamento della revisione da parte del Consiglio di Amministrazione”.