Entra nella fase decisiva il processo antitrust a Live Nation: dopo oltre un mese di udienze, la giuria federale del tribunale di New York ha ascoltato le arringhe finali nella giornata di ieri, giovedì 9 aprile. Nelle prossime ore è prevista l’apertura della camera di consiglio, che vedrà la giuria riunirsi per raggiungere un verdetto. Il procedimento era stato avviato dal Dipartimento di Giustizia e da decine di procuratori generali statali; dopo l’accordo raggiunto dal DoJ con Live Nation pochi giorni dopo l’inizio del dibattimento, 33 stati federali (oltre al District of Columbia) a portare avanti da soli la richiesta di una separazione di Ticketmaster. Secondo quanto riferito dall’Associated Press l’avvocato che rappresenta l’accusa, Jeffrey Kessler, ha definito Live Nation un “bullo monopolista” in grado di controllare “l’86% delle principali venue per concerti, oltre alla gestione dell’attività dal vivo degli artisti e la biglietteria”: un livello di controllo che, nella logica della tesi accusatoria, equivale a “scavare il fossato attorno al castello del monopolio”. La difesa, guidata dall’avvocato David Marriott, ha respinto l'impianto presentato da Kessler, descrivendo Live Nation come un “competitor agguerrito” e non come un player dedito al “gioco sporco” nel mercato del live entertainment. Particolarmente contestato - riferisce il New York Times - è stato il dato riferito all’”86% delle principali venue”, che - secondo Kessler - frutto di un calcolo che esclude dalla stima strutture chiave come gli stadi. Sul piano tecnico, a incidere sul verdetto sarà l’atteggiamento col quale la giuria deciderà di pronunciarsi su due presunte pratiche messe in atto dalla multinazionale: imposizione agli artisti di utilizzare i servizi offerti da Live Nation per suonare nelle venue di proprietà e le minacce di “boicottaggio” - da parte di Live Nation - nei confronti delle venue non disposte a siglare accordi di biglietteria esclusiva con Ticketmaster. Nel caso la giuria dovesse considerare Live Nation colpevole di almeno una delle due violazioni, il giudice Arun Subramanian sarà chiamato a decidere su come procedere: gli stati federali sono pronti a chiedere quello che l’azienda di Michael Rapino considera lo spauracchio definitivo, ovvero lo scorporo di Ticketmaster da Live Nation. La corte, tuttavia, potrebbe optare per una soluzione meno radicale, che - per esempio - preveda vincoli operativi e versamenti di risarcimenti come quelli già alla base dell’accordo con il Dipartimento di Giustizia.