Live Nation e Ticketmaster hanno violato le leggi antitrust federali e statali dominando l’industria della musica dal vivo: questo il verdetto del noto processo contro il colosso americano della musica dal vivo, che - tecnicamente - potrebbe portare allo smembramento del gruppo. Nella serata italiana del 15 aprile il tribunale federale di Manhattan si è espresso dopo un processo durato cinque settimane, in cui alla fine la giuria ha dato ragione a una coalizione di procuratori generali statali che avevano citato in giudizio Live Nation. I giurati hanno impiegato quattro giorni per deliberare, analizzando una grande mole di prove presentate da entrambe le parti (Live Nation era rappresentata dallo studio legale Latham & Watkins guidato dall’avvocato David Marriott; gli stati querelanti erano guidati da Jeffrey Kessler, esperto avvocato antitrust). Come di consueto, al momento del verdetto non sono state rese note le motivazioni che hanno portato i giurati a condannare Live Nation, la cui sconfitta è stata totale, con la società ritenuta colpevole di avere illegalmente monopolizzato il mercato dei servizi di biglietteria e vincolato illegalmente l’uso delle proprie venue ai servizi di promozione dei concerti - la giuria ha stimato che i consumatori avrebbero pagato mediamente 1,72 dollari in eccesso per ogni biglietto venduto. Giunto il verdetto, ora l’attenzione si sposta sul giudice Arun Subramanian, su cui grava il peso di una decisione potenzialmente epocale: quella di ordinare o meno a Live Nation di cedere Ticketmaster. A prescindere dall’accoglimento della richiesta, vero obiettivo della coalizione degli Stati querelanti, Live Nation si opporrà alla sentenza, prima davanti al giudice Subramanian stesso e poi, eventualmente, presso una corte d’appello federale. Si ricordi che il Dipartimento di Giustizia era originariamente a fianco degli stati querelanti nella causa intentata nel 2024, quattordici anni dopo la fusione tra Live Nation e Ticketmaster (approvata all’epoca dalle autorità antitrust federali); tuttavia, una settimana dopo l’inizio del processo, lo scorso mese il Dipartimento di Giustizia aveva raggiunto a sorpresa un accordo con Live Nation, intesa sospettata di essere stata caldeggiata dal presidente Donald Trump e che, pur prevedendo cambiamenti rilevanti nelle pratiche aziendali, non contemplava la separazione tra Live Nation e Ticketmaster. A quel punto, decine di Stati hanno ritenuto l’intesa insufficiente e hanno deciso di proseguire con il processo. Questa la dichiarazione ufficiale diffusa dalla procuratrice generale di New York, Letitia James: “Per troppo tempo, Live Nation e Ticketmaster hanno approfittato di fan e artisti aumentando i prezzi dei biglietti e soffocando qualsiasi concorrenza che minacciasse il loro potere. Una giuria ha riconosciuto ciò che sappiamo da tempo: Live Nation e Ticketmaster violano la legge e, così facendo, costano ai consumatori milioni di dollari. Sono orgogliosa di aver guidato una coalizione bipartisan di procuratori generali in questo caso e continueremo a lavorare per chiamare Live Nation e Ticketmaster a rispondere delle loro azioni”.