L'Oxford Internet Institute ha appena pubblicato un nuovo report dal titolo "Musicians at work in the platforms and AI era", che si concentra su alcuni mercati discografici emergenti di tutto il mondo (in particolare Brasile, Nigeria, Olanda, Cile e Corea del Sud). Per farlo ha preso in esame i dati provenienti da oltre 1.200 artisti originari delle aree prescelte I risultati sembrerebbero evidenziare ciò che è stato definito come "il paradosso dello streaming", ovvero che gli artisti che più dipendono dalle piattaforme per ottenere visibilità e diffusione internazionale sono anche quelli che dagli streaming guadagnano in assoluto di meno. Per la precisione, il 77% dei musicisti presenti in questi mercati guadagna meno di 10.000 dollari all'anno dalla propria musica registrata. Tra le altre evidenze emerse, c'è senz'altro la tendenza al multitasking: circa il 25% degli artisti provenienti da mercati emergenti non si occupa solo di creare e registrare la propria musica, ma si fa carico anche di tutti gli altri aspetti relativi alla sua distribuzione, alla promozione o alla burocrazia ad essa legata. E non utilizza bot, automazioni o AI nel farlo: l'89% di loro se ne occupa personalmente. Insomma, le industrie nascenti mostrano ancora tanti aspetti che non assomigliano del tutto a quelli di una vera e propria industria.