Il pop non è “finito”, ma il mercato - anche in Italia - si sta rivelando sempre meno “hit driven”, come emerso dai dati che Chartmetric ha diffuso all’inizio di questo mese: a confermarlo è Enzo Mazza, CEO di FIMI - Federazione Industria Musicale Italiana. I dati della ricerca, che lo stesso Mazza ha ripreso in un intervento su Huffington Post, evidenziano una maggior difficoltà, da parte delle nuove produzioni, ad affermarsi nella classifiche dei brani più ascoltati a livello globale. Il fenomeno, non imputabile agli orientamenti del pubblico ma a una maggiore frammentazione nella fruizione, sta interessando non solo i mercati globali, ma anche quello di casa nostra. “Quello che osserva Chartmetric è assimilabile anche al contesto italiano, dove si sta verificando un fenomeno similare molto evidente nella top 200 di Spotify e sull’effetto dei long seller in classifica”, ha commentato Mazza a Rockol: “E’ conseguenza, giustamente, anche del fatto che il consumo di musica si disperde su molteplici piattaforme, da TikTok e Instagram a YouTube, e ovviamente alle piattaforme streaming, limitando gli effetti di una sola hit e distribuendo sulle varie piattaforme gli ascolti dei fan, con il risultato di disporre di minor concentrazione che genera l’’effetto hit’”. “Nel 2026, con il consumo di musica sempre più frammentato e la crescente importanza attribuita alle uscite di catalogo guidate dagli algoritmi rispetto ai nuovi brani, gli artisti emergenti faranno probabilmente più fatica a emergere e a costruirsi un pubblico”, aveva osservato Chartmetric tirando le somme della propria indagine sui mercato internazionali: “I parametri per definire un successo sono cambiati. Un tempo, una hit seguiva un percorso ben definito, ora invece le canzoni rimangono in classifica più a lungo anche senza una storia pregressa. Ma la longevità non è più un indicatore affidabile di popolarità. Con le classifiche che rallentano e le nuove uscite oscurate dai successi già affermati, come facciamo a sapere cos'è davvero popolare?”.