Con un tempismo smaccatamente sospetto - la prossima assemblea degli azionisti di Universal Music è in programma giusto tra una settimana - Bill Ackman ha rilasciato un’intervista a Bloomberg nel corso della quale ha esposto la sua ricetta per rilanciare la major oggi guidata da Lucian Grainge. "Il piano è questo: abbiamo assolutamente bisogno del supporto del Gruppo Bolloré", ha detto il fondatore e CEO di Pershing Square Capital Management, che all’inizio dello scorso aprile ha lanciato una proposta di IPO da 64 miliardi di dollari sul gruppo con sede operativa a Santa Monica, California: “Credo che quello stiamo offrendo sia molto in linea con i loro interessi. UMG non è ancora passata dall'operare come un'azienda privata a operare come una società quotata in borsa. E ha perso, direi, la fiducia degli azionisti e della comunità degli analisti”. Quindi, per Ackman, Universal Music “ha davvero bisogno di un reset”, da mettere in atto innanzitutto cedendo in toto la propria quota di Spotify - già dimezzata, come emerso a margine dell’ultima trimestrale - e spingendo ancora di più sul buyback (già raddoppiato rispetto ai piani originali). “L’azienda deve fare qualcosa”, ha concluso Ackman: “Questa è un’ottima soluzione ai vari problemi che UMG si sta trovando ad affrontare”. La prossima assemblea degli azionisti potrebbe essere un punto di svolta nella storia aziendale di UMG. All’indomani della presentazione della proposta di IPO, Ackman si era detto ottimista riguardo un accordo con gli azionisti di riferimento - il gruppo Bolloré, appunto, che attualmente detiene circa il 28% delle quote: nel caso la proposta di acquisizione dovesse essere accolta, la quotazione principale di Universal Music verrebbe trasferita da Amsterdam a New York. Oltre a cedere le restanti quote in Spotify, la UMG immaginata da Ackman istituirebbe un nuovo CdA, lasciando alla guida dell’azienda l’attuale presidente e CEO Lucian Grainge.