George Clinton ha citato in giudizio Universal Music Group presso un tribunale federale del Michigan con una causa per inadempimento contrattuale, sostenendo che la major abbia trattenuto royalties per oltre 1,1 milioni di dollari “senza giustificazione contrattuale”. Secondo i documenti depositati dai legali dell’ottantaquattrenne già leader dei Parliament e dei Funkadelic, UMG starebbe bloccando “il 100% delle royalties” su 12 conti, inclusi compensi relativi a opere che, secondo Clinton, non hanno alcun nesso con il contenzioso aperto nel 2022 dagli eredi del defunto tastierista dei Parliament-Funkadelic, Bernie Worrell, che domandavano il riconoscimento del 50% delle royalties su parte delle opere incluse nel catalogo dell’artista. La denuncia aggiunge che “i fondi sono congelati da oltre tre anni”, e che tra le somme ferme ci sarebbero anche decine di migliaia di dollari legate al lavoro di produzione indipendente svolto per i Red Hot Chili Peppers - come produttore per l’album “Freaky Styley” del 1985. UMG, sempre secondo la causa, giustifica il blocco richiamando una clausola dell’accordo del 1980 che le consentirebbe di trattenere importi “quanto possa essere ragionevolmente necessario” per tutelarsi da possibili responsabilità verso terzi - in questo caso, gli eredi di Worrell. Ma Clinton sostiene che questa base non regga più: UMG è uscita dal procedimento nel 2023 e gli eredi di Worrell, dopo una prima sconfitta legale, hanno presentato ricorso in appello. Per questo l’artista chiede una somma “sostanzialmente superiore a 1,1 milioni di dollari”, oltre agli interessi, agli eventuali rendimenti maturati sui fondi trattenuti e a un’ingiunzione che impedisca ulteriori sospensioni dei pagamenti.