Nel corso di un’audizione al Congresso tenutasi questa settimana a Capitol Hill, il deputato Jamie Raskin e il senatore Richard Blumenthal, entrambi democratici, hanno contestato l’accordo extragiudiziale raggiunto da Live Nation e il Dipartimento di Giustizia americano che ha evitato - almeno temporaneamente - l’ingiunzione di scorporo tra la multinazionale e la sua divisione dedicata alla biglietteria, Ticketmaster. "I rimedi proposti si sono dimostrati inadeguati", ha spiegato il procuratore generale della California Rob Bonta, che insieme ai colleghi di altri stati ha insistito per portare avanti il caso (e raggiungere un primo verdetto di colpevolezza) dopo l’intesa siglata tra Doj e Live Nation: "E’ tempo di ricorrere a soluzioni strutturali". “Con il suo accordo di favore per Ticketmaster, Donald Trump si è schierato dalla parte di un monopolio illegale i cui dipendenti si vantavano di ‘derubare i fan’”, ha rilanciato il rappresentante al Senato Chuck Schumer: “Un'altra semplice reprimenda non basterà. Dobbiamo smantellare il monopolio”. "[Live Nation e Ticketmaster, ndr] Non sono arrivati a questo punto lavorando di più e costruendo tutto da zero", ha spiegato Blumenthal, riferendosi alla testimonianza resa al Congresso nel 1994 dai Pearl Jam contro il merger tra le due aziende, approvato poi dall’antitrust USA nel 2010: "Hanno realizzato una fusione a cui molti di noi si sono opposti e per anni abbiamo chiesto che venisse sciolta".