Spotify ha aderito a una coalizione di aziende che sostiene negli Stati Uniti una proposta di legge - che aggiorna il testo ad oggi previsto per il No Fakes Act, quadro normativo che negli USA è stato proposto per la prima volta nel 2023 - per vietare i deepfake generati con l'AI. Nel gruppo figurano anche le tre major - Universal Music Group, Sony e Warner Music Group - oltre che Google e OpenAI: a unire le multinazionali musicale e le big tech è stata la preoccupazione per l'uso non autorizzato di audio e video falsi ma realistici, potenzialmente dannosi per artisti, creator, marchi e pubblico. Il provvedimento punta a fissare limiti giuridici e conseguenze per la creazione e la distribuzione di deepfake, con l'obiettivo di proteggere filiera creativa e consumatori da pratiche ingannevoli che possono erodere la fiducia nei media digitali. Il testo dovrà ancora passare attraverso discussioni e revisioni legislative prima di un'eventuale approvazione, ma il sostegno congiunto di importanti player industriali segnala la pressione crescente per definire regole più chiare sull'uso dell'intelligenza artificiale. "L'uso dell'intelligenza artificiale è in continua crescita e il Congresso deve adeguarsi con normative di buon senso e di facile attuazione", ha dichiarato la deputata Madeleine Dean: "Concedendo a ogni persona un chiaro diritto federale di controllare le repliche digitali della propria voce e immagine, il No Fakes Act darà potere alle vittime dei deepfake; difenderà dalle deepfake a contenuto sessualmente esplicito; e salvaguarderà la creatività umana e l'espressione artistica. Dobbiamo sostenere l'innovazione tecnologica preservando al contempo la privacy, la sicurezza e la dignità di tutti gli americani”. "La RIAA è orgogliosa di sostenere il No Fakes Act del 2026, un disegno di legge ampiamente condiviso, elaborato attraverso un processo bipartisan e bicamerale e promosso dagli sviluppatori americani di intelligenza artificiale, dalla comunità creativa, dai gruppi per la sicurezza dei minori, dai gruppi conservatori, dai sindacati e dai sostenitori della libertà di parola”, ha aggiunto Mitch Glazier, Presidente della RIAA, entità che rappresenta il settore discografico statunitense: "I sondaggi confermano che il 92% degli americani è preoccupato per l'impatto dei deepfake basati sull'intelligenza artificiale sui nostri vicini e sulla nostra cultura, e rivelano un sostegno quasi totale a una legge federale che tuteli la voce e l'immagine”.