AFI - Associazione Fonografici Italiani ha diffuso una nota a commento della presentazione dell’ultimo bilancio della RAI, riferito all’anno 2024. “L'amministratore delegato Giampaolo Rossi ha presentato questa settimana con evidente soddisfazione il bilancio 2024 della Rai: conti in pareggio, ricavi in crescita e debito in calo. Un'azienda, si lascia intendere, finalmente risanata”, ha premesso l’associazione. “Dall'angolo visuale di chi quel risanamento lo finanzia senza averlo scelto, lasciateci perlomeno osservare che i conti in ordine di Viale Mazzini hanno un prezzo che qualcun altro sta pagando”, ha proseguito AFI: “Quel qualcuno siamo noi: le etichette discografiche, i produttori, gli artisti e gli interpreti esecutori che da cinque anni attendono che la televisione pubblica onori obblighi che la legge le impone con chiarezza assoluta. E’ infatti noto che la musica italiana riempia i palinsesti giornalieri di Rai 1, Rai 2, Rai 3, dei canali radio e delle piattaforme streaming della concessionaria pubblica. Ogni volta che una canzone passa in televisione o in radio, la legge stabilisce che il produttore discografico, finanche l’artista interprete esecutore, abbia diritto ad un compenso. Non è una cortesia. Non è una trattativa. E’ un diritto codificato, esigibile, riconosciuto dall'ordinamento europeo prima ancora che da quello italiano”. “AFI ha presentato negli ultimi cinque anni decreti ingiuntivi, ha aperto contenziosi, ha sollecitato l'AGCOM — che ha risposto sanzionando la Rai con oltre 120.000 euro di sanzioni per mancata rendicontazione e mancato pagamento”, spiega l’associazione: “Ha scritto lettere, richiesto tavoli tecnici, atteso risposte che non sono mai arrivate. Ha resistito alle pressioni, implicite ed esplicite, di chi in questo Paese sa che contrapporsi alla tv di Stato è un esercizio scomodo e pericoloso, soprattutto per chi lavora nel settore”. “Il risultato è questo: oltre 17 milioni di euro rivendicati da AFI nei procedimenti in corso contro la Rai, l’ultimo depositato solo negli ultimi giorni. Una cifra che sale a circa 50 milioni se si sommano i contenziosi attivati dall'insieme dell'industria musicale per la stessa ragione, gli stessi anni e la stessa inadempienza. Se la Rai avesse rispettato la legge e riconosciuto quanto dovuto, oggi quei 17 milioni — e i 50 allargati all'intera industria — sarebbero nelle tasche di chi li aspetta. Non nelle note a piè di un bilancio presentato come un successo”, ha dichiarato Sergio Cerruti, Past President di AFI e oggi liquidatore della stessa Associazione che proprio a causa di quei milioni non incassati ha dovuto dichiarare una liquidazione volontaria cautelativa, che ha concluso: “Caro AD Rossi, il suo bilancio sarebbe ancora in utile se avesse pagato i suoi debiti?”.