La parola fanfluencer, una crasi tra 'fan' e 'influencer', è un neologismo, ma i superfan che diventano un punto di riferimento per altri fan (fondando fan club, organizzando eventi a tema, ponendosi come intermediari tra il pubblico e l'artista) sono sempre esistiti. La differenza è che oggi hanno molti più mezzi a disposizione, in particolare i social, che permettono anche ai comuni mortali di allargare la propria platea a dismisura. Fino a casi clamorosi come quello della ventiseienne Olivia Lean. Più nota con il suo nickname SwiftiesForEternity, la superfan di Taylor Swift si è trasformata nel giro di pochi anni una potenza mediatica: 630.000 follower su Instagram, altrettanti su TikTok e una mole di contenuti, news e aggiornamenti sulla sua beniamina da fare invidia a un vero canale broadcast. Fino a qualche anno fa Lean faceva un normale lavoro d'ufficio, che ha abbandonato dopo il celeberrimo The Eras Tour, una tournée in grado di innalzare il PIL dei paesi che toccava, e i cui biglietti sono andati esauriti in un soffio. Milioni di fan in cerca di informazioni affidabili e insight sui concerti hanno cominciato a rivolgersi ai social compulsivamente, e il traffico e l'engagement sui suoi account si è impennato, fino a diventare un presidio insostituibile per tutti i seguaci dell'artista. Ma la vera svolta è arrivata con le prime brand partnership: molte aziende e marchi, non potendo ambire a sponsorizzazioni con la vera Taylor Swift, si sono accontentati (per modo di dire) della vetrina che il profilo SwiftiesForEternity garantiva verso la sua stessa platea. Oggi Olivia Lean ha trasformato la sua passione in un vero e proprio business, pur continuando a non avere alcuna connessione ufficiale con il team di Taylor Swift. Sembra che questo suo essere "100% unofficial" non interessi a nessuno, però: le collaborazioni con i brand continuano a fioccare (in particolare con quelli di moda, che la utilizzano come una sorta di fashion influencer, proponendo i look di Olivia in vendita sulla piattaforma LTK), ha creato un suo canale di ticket swap utilizzatissimo dal pubblico (e aperto a tutti gli altri artisti) e ad aprile 2026 ha perfino pubblicato un libro, "The Story of Us", dedicato proprio al fandom di Taylor Swift e già incluso nella categoria dei bestseller del New York Times. Tutto ciò va a beneficio della stessa Lean, ma indirettamente anche di Swift, che può sfruttare un ulteriore canale di marketing diretto e continuativo senza dover investire un dollaro nell'operazione. L'economia generata dai superfan viene spesso analizzata solo in termini passivi, cioè a dire: quanto sono disposti a spendere in prodotti e servizi esclusivi che ruotano attorno ai loro idoli? In realtà andrebbe valutata anche in termini attivi, ovvero pensando al valore che le loro attività collaterali, ispirate all'attività dei loro idoli e rivolte ad altri fan, generano di riflesso. E nel caso di artisti più piccoli e meno danarosi di Taylor Swift, prestando anche attenzione a non farsi scippare occasioni di branded partnership o altri accordi di new business dai propri fanfluencers. Anche in Italia la tendenza comincia a diffondersi, anche se sembra essere basata su realtà più collettive, anziché ruotare attorno a una singola figura: basti pensare ai canali italiani dedicati al k-pop, organizzati come veri e propri chapter dai ranghi serrati, o alle varie fan page e community dedicate ai singoli artisti, da quelli più mainstream ai più ricercati (ne è un esempio Peyote Community, dedicata a Willie Peyote). Ci sono poi dei fanfluencers che hanno fatto il salto di qualità, diventando dei veri e propri influencer: Anthony Bellina per i concerti, CyaoDieffe e Camicia Variopinta per la musica registrata. Sarà senz'altro interessante monitorare le evoluzioni del fenomeno, tenendo però bene a mente la distinzione tra marketing e profilo editoriale e artistico.