Bill Ackman si prepara a uscire da Universal Music Group. Secondo un’indiscrezione di Bloomberg, ripresa da Reuters, Pershing Square intende vendere la propria partecipazione residua nel gruppo musicale attraverso un collocamento accelerato sul mercato. L’operazione riguarda circa 80,6 milioni di azioni UMG, commercializzate da Bank of America in una forchetta compresa tra 17,66 e 18,62 euro per azione. La decisione arriva a pochi giorni dal rifiuto, da parte di Universal Music Group, della proposta non vincolante presentata da Pershing Square. L’offerta, formulata in aprile, valutava UMG circa 55,75 miliardi di euro, pari a circa 30,40 euro per azione. Il board di UMG ha respinto la proposta sostenendo che sottovalutasse in modo sostanziale la società e non fosse nell’interesse di azionisti, artisti, autori, dipendenti e altri stakeholder. Il nodo centrale era anche politico-industriale. Ackman aveva già riconosciuto che l’operazione non avrebbe potuto procedere senza il sostegno della famiglia Bolloré, primo azionista di UMG. Quel sostegno non è arrivato: il gruppo Bolloré ha sollecitato il board a respingere l’offerta, ritenendola insufficiente e non allineata alla strategia di lungo periodo della società. Pershing Square era entrata in Universal Music nel 2021, acquistando da Vivendi una quota rilevante poco prima e dopo la quotazione del gruppo. Ackman aveva poi fatto parte del board di UMG fino al 2025, riducendo progressivamente la propria partecipazione: Pershing avrebbe già distribuito 47 milioni di azioni UMG a co-investitori nel gennaio 2025 e venduto un ulteriore 2,7% nel marzo dello stesso anno. L'imminente vendita ora anticipata da Bloomberg segnerebbe quindi la chiusura della posizione residua - ed anche una fase di forte pressione finanziaria su Universal Music. Ackman aveva sostenuto che il titolo UMG fosse penalizzato da fattori non legati alla qualità del business musicale e che una struttura diversa, con incorporazione negli Stati Uniti e quotazione principale a New York, potesse sbloccare domanda da parte degli investitori istituzionali. UMG, invece, ha ribadito la fiducia nella propria strategia autonoma: buyback, maggiore disclosure finanziaria, valorizzazione parziale della quota Spotify e prosecuzione del percorso industriale guidato da Sir Lucian Grainge. L’uscita di Pershing non cambia il controllo di UMG, ma ha un significato simbolico forte: l’investitore che aveva cercato di ridisegnarne la struttura finanziaria e societaria sceglie ora di liquidare la posizione. Per Universal resta aperto il tema di fondo sollevato anche da Ackman: come far riconoscere al mercato il valore di un gruppo che domina il music business globale, ma che continua a essere valutato dagli investitori con criteri e aspettative non sempre allineati alla traiettoria industriale della musica.