Il batterista dei Queen, Roger Taylor, ha scelto la Provenza per la sua nuova avventura imprenditoriale. Si tratta di un vino che si chiama Queen Côtes de Provence Rosé – Cuvée Rock n’ Roll 2025. È un rosé ottenuto da un blend di Grenache e Cinsault, sviluppato insieme alla storica cooperativa Les Caves du Commandeur e all’enologa Valérie Courrèges. Una curiosità enologica e di colore che non è proprio un inedito. Vero. Però il progetto racconta anche come sta cambiando il rapporto tra musica, proprietà intellettuale e costruzione del valore. E' stato Taylor stesso a chiarire che non si tratta di una semplice operazione di licensing: "Non è mettere il mio nome su una bottiglia, ma creare qualcosa con una reale integrità", ha spiegato in occasione del lancio, qualche settimana fa. Un’affermazione coerente con l’impostazione del progetto, che nasce dall’incontro tra una passione personale del musicista e un gruppo di partner specializzati nel settore wine & beverage. Ma tra i partner figura anche Sony Music, coinvolta nello sviluppo dell’iniziativa insieme a Watermill Wines, all’imprenditore britannico Rupert Clevely e alla stessa Les Caves du Commandeur. La major, giusto un paio di anni fa, si era accaparrata il catalogo della band, che di qui a poco comincerà a gestire ufficialmente. Il rosé di Roger Taylor nasce come un’operazione di brand extension costruita con logiche industriali. E' qualcosa di diverso dal tradizionale prodotto di merchandising ed evidenzia come negli ultimi anni il settore dell’intrattenimento stia progressivamente ampliando il proprio raggio d’azione oltre i confini tradizionali. Artisti e cataloghi non generano valore soltanto attraverso streaming, sincronizzazioni o live, ma diventano parte di piattaforme narrative capaci di alimentare prodotti, esperienze e collaborazioni in categorie anche molto lontane dalla musica. L’industria del beverage, ad esempio: dai vini di Kylie Minogue al rosé Hampton Water di Jon Bon Jovi, al rosso di Bob Dylan o di Snoop Dogg, fino alle numerose iniziative nel mondo di tequila, whisky e gin, la bottiglia sta diventando un’estensione naturale del marchio artistico (sempre i Queen avevano lanciato la Killer Queen Vodka, un distillato premium ufficiale approdato sul mercato il 17 settembre 2014 per celebrare i 40 anni dell’omonimo singolo della band e omaggiare il loro storico frontman). E' un balzo in avanti rispetto al merchandising tradizionale. Se una t-shirt o un vinile celebrativo sono prodotti direttamente collegati a un album o a un tour, un vino prova a entrare, invece, nella quotidianità del consumatore e a costruire un rapporto diverso con la sua community. Non vende semplicemente un ricordo o un simbolo di appartenenza: propone un’esperienza, uno stile di vita, un momento di condivisione coerente con l’universo valoriale dell’artista. Il progetto di Roger Taylor arriva in una fase in cui l’industria musicale sta cercando nuove modalità per valorizzare il patrimonio rappresentato dai grandi cataloghi e dai brand legacy. La musica rimane il nucleo creativo, ma attorno a essa si sviluppano ecosistemi commerciali sempre più articolati, nei quali il confine tra entertainment, lifestyle e consumer goods tende a sfumare. Difficile che una bottiglia di rosé cambi gli equilibri economici del settore, ma è quel tipo di operazione che mostra la direzione del mercato: il valore di un artista supera quello delle canzoni che produce e consiste nella capacità del suo marchio di vivere attraverso linguaggi, prodotti e occasioni di consumo differenti. Come presidiare diversi social media per intercettare utenti accomunati da un interesse ma separati da abitudini di fruizione diverse. Il fatto che un progetto del genere coinvolga, accanto a una storica cantina provenzale, anche una major discografica, suggerisce che questa convergenza non sia più un’anomalia, ma un terreno di sperimentazione sempre più rilevante per il music business.