Lionel Richie ha depositato quattro domande di “marchio sonoro” presso l’Ufficio Brevetti degli Stati Uniti per tutelare la propria voce e i diritti di immagine e somiglianza a essa collegati. Secondo i documenti, le richieste riguardano la pronuncia di frasi tratte da alcune delle sue canzoni più celebri come “Hello, is it me you’re looking for?”, “Say you, say me”, “Easy like Sunday morning” e “All night long” in contesti come, tra gli altri, “servizi informativi di intrattenimento”, performance dal vivo, interviste e servizi digitali. La mossa non è affatto nuova: il primo a prendere un provvedimento del genere è stato, all’inizio di quest’anno, l’attore Matthew McConaughey, al fine di “creare un perimetro chiaro attorno alla proprietà, in cui consenso e attribuzione siano la norma in un mondo dominato dall’intelligenza artificiale”. Un’operazione analoga è stata intrapresa, alla fine dello scorso aprile, da Taylor Swift, depositando - tra le altre - domande riguardanti dei “sound marks” sulla voce dell’artista che pronuncia le parole “Hey, it's Taylor Swift” e “Hey, it's Taylor”. In Italia il tema è stato affrontato dagli avvocati Luca Pardo (Co-Managing Partner e Head of Regional Europe di Ontier) e Pierluigi De Palma (Of Counsel presso Ontier) nel corso del workshop organizzato da Ontier in collaborazione con Rockol MusicBiz “La nuova frontiera dei diritti: la tutela della voce” tenuto lo scorso 28 maggio a Milano.