Qobuz, piattaforma di streaming hi-res fondata nel 2007 e controllata dal 2015 da un gruppo privato familiare prevalentemente francese, ha chiuso l’anno con ricavi in crescita del 45,7%, oltre cinque volte il ritmo del mercato della musica registrata, arrivato a 31,7 miliardi di dollari, con lo streaming al 69,6% dei ricavi totali. Gli utenti attivi mensili sono 1,2 milioni e il ricavo medio annuo per abbonato è di 135,90 dollari, contro una media di mercato di 20,74 dollari. L’80% del fatturato arriva dai mercati internazionali: gli Stati Uniti sono il primo mercato davanti alla Francia, mentre il servizio è presente in 26 Paesi, incluso il Giappone dall’ottobre 2024. Nel presentare i risultati, il vide AD Georges Fornay ha detto: “Dall'acquisizione del 2015, abbiamo scelto un percorso strutturato e coerente: una strategia di differenziazione, un'esecuzione disciplinata e team pienamente impegnati. Nessuna dispersione, nessun finanziamento pubblico”. Il modello resta quello di un abbonamento solo a pagamento, senza pubblicità in piattaforma, con audio ad alta risoluzione e selezione editoriale 100% umana; a febbraio Qobuz ha anche pubblicato una AI Charter centrata su selezione umana, raccomandazioni personalizzate e identificazione dei contenuti generati dall’AI. Fornay ha aggiunto: “La nostra convinzione non è mai cambiata: la musica al centro di tutto, da esseri umani, per esseri umani”. A marzo 2025 Qobuz è diventata la prima e unica piattaforma di streaming musicale a dichiarare ufficialmente il proprio tasso medio di royalty per stream, verificato da una società di audit indipendente: 1.000 ascolti generano in media 18,73 dollari destinati a etichette e editori, che poi remunerano gli artisti secondo i rispettivi contratti.