Sotto l'egida di EMMA, la European Music Managers Alliance, 31 diverse associazioni e organizzazioni (tra cui Songwriters of North America, Music Artists Coalition, European Composer and Songwriter Alliance, Artist Rights Alliance, Black Music Action Coalition e Featured Artists Coalition) hanno firmato una lettera aperta in cui si esorta case discografiche ed editori musicali a cessare "l'uso scorretto" dei diritti di artisti e autori nelle licenze siglate con le grandi aziende tech specializzate in intelligenza artificiale. "In tutti i settori dell'industria musicale vengono negoziati contratti sull'AI che possono determinare la direzione in cui si orienterà il futuro della musica" recita la lettera. "Eppure gli artisti e gli autori che rendono profittevoli quegli accordi con i loro lavori, le voci, le performance, i tratti salienti e l'identità creativa, non vengono consultati in maniera determinante". Stando alla missiva, infatti chi ha già un contratto in essere rischierebbe di ritrovare automaticamente le proprie opere tra quelle il cui utilizzo è concesso per fini di training o modificativi. E chi firma un nuovo contratto troverebbe delle clausole apposite già inserite tra quelle standard, come condizione vincolante per la firma. In risposta alla lettera, un portavoce di IFPI afferma che "Discografici ed editori stanno guidando la battaglia per proteggere artisti e autori nell'era dell'AI" e che, "anche se i nostri membri hanno approcci diversificati, condividono tutti gli stessi obbiettivi fondamentali: combattere l'uso non autorizzato della musica e stabilire modelli di licenza che facciano sì che gli incassi tornino agli aventi diritto".