Primi rendiconti post vacanzieri per il mercato musicale, con indicazioni di segno opposto in arrivo dalle due sponde dell’Atlantico. Mentre l’industria inglese brinda a una settimana prenatalizia storica per le vendite di Cd (10 milioni 581 mila 571 album, battuto di oltre 283 mila unità il record precedente risalente al 2000), negli Stati Uniti le festività di fine anno non sono bastate ad arginare il crollo delle vendite, con i negozianti a leccarsi le ferite per i fatturati in calo tra l’8 e il 10 % rispetto all’anno precedente. Per i rivenditori Usa si tratta del risultato peggiore dal 2002 (- 10,7 %), e per di più in controtendenza rispetto ai segnali di ripresa manifestati nel 2004 (+ 3,8 %). <br> Al di là dei motivi strutturali legati alla crisi del Cd, la differenza si spiega soprattutto con il diverso andamento degli hit nei due paesi: tra i dischi usciti negli Usa nell’ultimo trimestre solo la raccolta “Curtain call” di Eminem è stata in grado di restare due settimane consecutive in testa alle classifiche, mentre molti altri titoli di punta (tra cui quello di Madonna) hanno raggiunto subito la vetta per poi scivolare inesorabilmente in basso nelle settimane successive. Non così nel Regno Unito, dove anche a Natale l’hanno fatta da padrone “long seller” come i dischi d’esordio del quartetto pop-classico Il Divo e del cantautore James Blunt: il suo “Back to Bedlam” risulta essere anche l’album più venduto in Inghilterra nel corso del 2005 con 2,37 milioni di copie; il best seller assoluto negli Stati Uniti, come è noto, è “The emancipation of Mimi” di Mariah Carey, con 4,8 milioni di copie vendute.