Con un white paper pubblicato sul proprio blog aziendale, Google ha finalmente preso posizione riguardo le norme che dovrebbero regolare i rapporti tra aventi diritto e sviluppatori di modelli di intelligenza artificiale generativa. L’intervento è da inquadrare nel dibattito legislativo inerente la governance dell’AI negli Stati Uniti, dove - come in tutto il resto del mondo - alle istanze presentate dall’industria creativa, incentrate sulla protezione della proprietà intellettuale, si contrappongono quelle del comparto tecnologico, orientate a una concezione molto disinvolta del concetto di fair use nell’ambito delle operazione di training della GenAI. “L'utilizzo di dati Web pubblicamente accessibili per l'addestramento dei modelli [di intelligenza artificiale, ndr] costituisce un uso trasformativo e non espressivo — paragonabile a uno studente d'arte che trae ispirazione visitando un museo — che dovrebbe rimanere tutelato dalla dottrina del fair use negli Stati Uniti e dalle eccezioni per il text and data mining all'estero”, spiega la big tech per bocca di Kent Walker, President of Global Affairs di Google e Alphabet, andando contro le richieste avanzate da discografici, editori e associazioni di categoria degli artisti: “Sebbene tale utilizzo sia giuridicamente protetto, gli sviluppatori responsabili di modelli dovrebbero offrire ai proprietari dei siti web la possibilità di scegliere e controllare se i propri contenuti vengano impiegati nello sviluppo dei modelli”. “Al contempo, le aziende che sviluppano e diffondono l'IA su larga scala dovrebbero riconoscere l'aspirazione dei titolari dei diritti a individuare percorsi vantaggiosi per i professionisti della creatività e i lavoratori della conoscenza”, tiene a precisare Google: “Analogamente ad altre piattaforme e sviluppatori di modelli di AI, Google sta esplorando nuove tipologie di partnership e modelli di scambio di valore. Ad esempio, stiamo sperimentando modalità innovative di collaborazione con siti web i cui contenuti contribuiscono in modo significativo all'aggiornamento e all'accuratezza fattuale delle risposte dell'AI generativa, grazie al processo di grounding. Abbiamo inoltre stipulato accordi che prevedono il pagamento per l'accesso e l'utilizzo di diverse tipologie di contenuti specializzati non pubblici, inclusi materiali creativi ed educativi. Collaborazioni di questo tipo sono quelle che hanno maggiori probabilità di rivelarsi sostenibili per gli sviluppatori e di apportare un valore concreto all'ecosistema”. “Per tutelare lo spazio di libertà necessario a nuove forme di espressione creativa, è importante che i filtri non tentino di automatizzare decisioni soggettive, come stabilire se un contenuto sia ‘eccessivamente simile’ a un'opera precedente”, aggiunge Mountain View, nel tentativo di evitare la rottura con i propri partner creativi: “In questo ambito, il meccanismo più appropriato è rappresentato dai consolidati sistemi di notice-and-action (segnalazione e rimozione), che si avvalgono di procedure standardizzate per eliminare i contenuti che violano il diritto d'autore. Abbiamo inoltre sostenuto proposte normative volte a proteggere l'identità e le sembianze delle singole persone, attraverso l'istituzione di uno standard nazionale equilibrato contro le repliche digitali non autorizzate”. “L'AI generativa è un potente strumento per la creatività umana”, conclude il white paper: “Quando un utente fornisce un input, seleziona e affina l'output di uno strumento di AI, dà vita a un atto creativo. Consideriamo questa nuova fase come un'opportunità di espansione per la creatività umana, e quadri normativi equilibrati sul diritto d'autore sono fondamentali per rendere possibile tale transizione”. La posizione di Google riguardo le policy di governance dell’AI è destinata ad avere un peso importante non solo nel dibattito statunitense riguardante la cornice legislativa destinata a regolare i rapporti tra settori creativo e tecnologico, ma anche - in modo piuttosto diretto - sulle strategie che i grandi player di discografia ed editoria musicale saranno chiamati a elaborare nel prossimo futuro: il colosso tecnologico california ha tra le sue controllate YouTube, la principale piattaforma di media - sharing operante a livello internazionale, che solo tra i luglio 2024 e il giugno 2025 ha corrisposto all’industria musicale internazionale 8 miliardi di dollari. A livello istituzionale, l’elaborazione delle norme per la tutela degli aventi diritto rispetto alle società sviluppatrici di modelli di GenAI è un tema caldissimo, sul quale l’industria creativa mondiale - comprensibilmente - non è disposta a trattare. All’inizio di questo giugno, in occasione dell’assemblea straordinaria per il proprio centenario, CISAC - sigla che rappresenta le collecting a livello mondiale - ha rilasciato una dichiarazione “storica” sull’intelligenza artificiale che lascia pochi margini di manovra a chi sia intenzionato a indirizzare la comunità artistica su posizioni più aperturiste. “In un momento in cui i rapidi progressi dell'intelligenza artificiale rischiano di minare il valore del lavoro creativo, affermiamo una responsabilità condivisa: la creatività umana deve essere protetta, rispettata e sostenuta come forza distintiva di espressione, cultura, identità e progresso”, ha fatto sapere la Confédération Internationale des Sociétés d'Auteurs et Compositeurs, che ha indicato la protezione della creatività umana, nella trasparenza da parte delle società tecnologiche in materia di licenze ed equo compenso e nella tutela dei creativi da parte della politica i capisaldi delle proprie future azioni di lobbying.