Welcomeland, società informatica bolognese guidata da Dario Amata, ha presentato ChartMusicAI, piattaforma di intelligence musicale “capace di riconoscere, nelle tracce generate dai modelli di GenAI, le firme delle opere protette su cui le intelligenze artificiali si sono addestrate”: secondo una nota diffusa dall’azienda il tool “non si limita a cercare le ‘bave digitali’ lasciate dai generatori, ma ricostruisce la relazione di derivazione originaria”. “La domanda 'questo brano è fatto dall'AI?' è un quesito commerciale debole, che invecchia e perde di significato a ogni rilascio di un nuovo modello generativo”, ha commentato Amata: “La vera domanda fondamentale, che sposta gli equilibri economici e legali della nostra industria, è: su quale musica quella macchina ha imparato a comporre? ChartMusicAI è nata per rispondere a questo, offrendo una tecnologia agnostica in grado di mappare i dati di training in modo autonomo”. ChartMusicAI - precisa Welcomeland - “impiega tre metodologie d'indagine complementari, costantemente aggiornate per seguire l'evoluzione delle tecnologie sul mercato: dalla riproduzione diretta di un'opera, alla rielaborazione strutturale in cui il modello ne mutua l'andamento anche variandone velocità o tonalità, fino ai fenomeni di ricombinazione multi-fonte, frequenti nei generi urbani, in cui più brani vengono fusi in un collage”. Le operazioni di controllo non si limitano alla musica, ma vengono estese anche alla parte testuale delle opere, con esami specifici di “metriche e sequenze verbali” per intercettare eventuali violazioni anche nel caso di nuovi adattamenti di testi già esistenti su strutture melodiche differenti. Il tool, secondo quanto spiegato da Welcomeland, è caratterizzato da una modalità di azione “come un livello di analisi forense specializzato, che si attiva in modo mirato esclusivamente quando emergono indicatori di rischio nei layer precedenti”. In linea con le direttive dell'AI Act europeo, “la piattaforma si posiziona come uno standard autonomo a tutela della proprietà intellettuale nell'era generativa”. "Quando parliamo di DNA musicale intendiamo la struttura intrinseca della musica e del testo, non un semplice metadato o un accordo di licenza travestito da traccia”, conclude Amata: “Confondere i due piani mette a rischio la materia prima del nostro mercato. L'industria ha inseguito per anni il mito di un database globale centralizzato di supporti audio, un'infrastruttura tecnicamente insostenibile. ChartMusicAI rovescia la prospettiva: lavoriamo su un'indicizzazione decentralizzata, leggera e protetta, che non ha bisogno della cooperazione di chi viene verificato”.