Artist Included nasce nel punto più sensibile del dibattito tra musica e intelligenza artificiale: la voce degli artisti. Il suo posizionamento è l’opposto di quello più ovvio (materia da clonare senza consenso o scorciatoia per produrre brani apocrifi o sostituto sintetico della performance originale). La startup, invece, punta a usare l’AI per aiutare artisti e cataloghi storici a creare nuove registrazioni approvate, controllate e potenzialmente monetizzabili dagli stessi creatori. Il caso di lancio ha coinvolto una canzone immediatamente riconoscibile: “Karma Chameleon” dei Culture Club. Boy George ha registrato una nuova versione del brano, realizzata con il supporto tecnologico di Artist Included e distribuita in partnership con BMG. La società insiste su un punto decisivo: non si tratterebbe di una registrazione sintetica costruita artificialmente sostituendo l’artista, ma di una nuova performance vocale registrata da Boy George, con l’AI utilizzata per sostenere il processo produttivo, migliorare il risultato finale e recuperare alcune qualità riconoscibili della voce legata all’immaginario originale del brano. Nel pieno della diffidenza verso la musica generata dall’intelligenza artificiale, la società si propone come un’infrastruttura progettata per riportare gli artisti dentro il valore dei loro cataloghi. È qui che Artist Included prova a costruire la propria differenza, riproponendo l’AI può come uno strumento di riappropriazione anziché di appropriazione indebita. Nuovo master? Includere l’artista Nomen omen, si direbbe: Artist Included serve a fissare il posizionamento, con l’artista che deve essere incluso sempre e comunque: nel processo creativo, nella decisione, nei diritti, nel valore economico generato da nuove registrazioni di repertori già conosciuti. Si prendono le distanze dal lato più tossico della nuova AI musicale, quello delle voci clonate, delle tracce non autorizzate, dei deepfake sonori, delle versioni “alla maniera di” prodotte senza controllo dei titolari della voce, dell’immagine o del catalogo. La promessa rivolta ad artisti e a chi ne gestisce le estate è ambiziosa: riprendere controllo sulla propria voce, reimmaginare brani iconici e monetizzare nuove versioni attraverso canali diversi. Non solo streaming, quindi, ma anche sync, trailer, gaming, contenuti social, TikTok, Dolby Atmos, formati immersivi, versioni multilingua, remix, direct-to-fan, vinili esclusivi e operazioni da collezione. La logica è quella di creare un nuovo master, approvato dall’artista, capace di vivere in mercati dove il master originale può essere troppo costoso, troppo vincolato, troppo datato, non disponibile o non controllato dall’artista. Un po’ Swifty La prima operazione pubblica, “Karma Chameleon (Artist Included)”, serve quindi come manifesto. Da una parte c’è il richiamo emotivo di una hit globale degli anni Ottanta. Dall’altra c’è una questione molto concreta: cosa può fare oggi un artista heritage se non controlla pienamente i master storici, ma possiede ancora voce, identità, immagine, repertorio, fan base e capacità di approvare nuove versioni? Artist Included prova a rispondere costruendo master alternativi, ufficiali, autorizzati, potenzialmente sfruttabili come nuovi asset. Il parallelo più immediato, anche se non perfetto, è quello con il modello “Taylor’s Version”. Taylor Swift trasformò la ri-registrazione del proprio catalogo in una battaglia di controllo, una strategia di fan engagement e un’operazione economica di enorme successo. Artist Included sembra voler portare quella logica verso un territorio diverso: non più la popstar contemporanea con una fanbase mobilitata e una narrazione pubblica potentissima, ma artisti legacy, cataloghi storici, voci iconiche e canzoni che hanno già una vita lunga alle spalle. Se nel caso Swift la ri-registrazione venne sostenuta da una comunità di fan attiva, da un conflitto pubblico chiarissimo e da un repertorio ancora centrale nel consumo pop contemporaneo, per molti artisti heritage il meccanismo è più complicato. Il pubblico può essere più legato alla registrazione originale. La nuova versione rischia di sembrare superflua. L’operazione può essere percepita come puramente economica. La sfida di Artist Included sarà dimostrare che questi nuovi master non sono copie lucidate o ringiovanite di hit storiche, ma versioni con una ragione artistica, tecnologica e commerciale autonoma. Tech La tecnologia è uno dei punti centrali del progetto. Il partner tecnico è Syntiant, società californiana specializzata in AI fisica ed edge AI. Il lavoro descritto intorno ad Artist Included combina machine learning e audio processing per separare, restaurare, migliorare e supportare performance vocali registrate dagli artisti. In concreto, la tecnologia può lavorare su processi di de-mixing, isolamento delle parti vocali e strumentali da registrazioni legacy, restauro della voce, modellazione del timbro, recupero di caratteristiche tonali ed espressive legate a una determinata fase della carriera di un artista. Il punto delicato è la linea tra restauro e sostituzione. Artist Included e Syntiant insistono sul fatto che, nel caso “Karma Chameleon”, la base del processo sia una nuova performance registrata da Boy George. L’AI aiuterebbe a catturare alcune qualità tonali riconoscibili, ma senza sostituire fraseggio, emozione e intenzione dell’artista. È una distinzione importante, perché consente alla startup di posizionarsi nel campo dell’AI assistita e autorizzata, non in quello della clonazione vocale generativa non consensuale. Questa distinzione sarà probabilmente decisiva per la credibilità del modello. Il pubblico accetta con più facilità una tecnologia che migliora, restaura o rilegge una performance reale. Diventa molto più sospettoso quando percepisce che la macchina sta simulando un artista al posto dell’artista. Artist Included prova a stare dalla parte più difendibile del confine: nuova registrazione, consenso dell’artista, controllo creativo, trasparenza del processo, diritti chiariti, partecipazione economica del creator. La compagine I fondatori sono Paul “PK” Kemsley, imprenditore e manager di Boy George, e Jeremy Rosen, entertainment attorney e produttore cinematografico. La struttura del team è ibrida tra intrattenimento, management, diritto, capitale e tecnologia – non assomiglia a quella della tipica startup tecnologica. Artist Included ha nominato Robert Earl, fondatore di Planet Hollywood, chairman del board e nel gruppo figurano anche Kurt Busch, CEO e co-fondatore di Syntiant; Antony Antoniou, legato alla capital strategy e agli investimenti; Rob Guthrie, con esperienza nel mondo discografico ed editoriale; e Patryk Strojny, ex McKinsey. Anche gli investitori comunicati aiutano a capire l’ambizione. Figurano Mike Walsh, descritto come investitore iniziale in Uber e Salesforce, Doug Raetz, co-presidente di Cresset Sports and Entertainment, e Red Light Management, una delle maggiori società indipendenti di artist management. La presenza di Red Light è particolarmente significativa: se il modello funziona, il bacino naturale si estende da quello delle major o dei fondi cataloghi al management artistico (chi rappresenta direttamente gli artisti e può proporre nuove forme di valorizzazione del repertorio). Il modello La tesi industriale dichiarata da Kemsley è semplice: per decenni gli artisti hanno creato la colonna sonora della vita di milioni di persone, mentre una parte rilevante del valore di lungo periodo si è spostata lontano dai creatori originali. Artist Included nasce per intervenire su quella frattura. Non per sfruttare vecchi cataloghi, almeno nella sua narrazione, ma per crearne di nuovi: nuovi master, nuove versioni, nuovi asset, nuove possibilità di monetizzazione, con l’artista al centro. Jeremy Rosen formula la stessa idea dal lato dell’AI: il futuro dell’intelligenza artificiale nella musica deve mettere gli artisti al centro creativamente, eticamente ed economicamente. Non è solo una questione morale. È anche una questione di mercato. Dopo le polemiche sulle voci clonate e sui training dataset non autorizzati, una parte dell’industria musicale cerca modelli AI compatibili con consenso, licenze, clearance, controllo dei diritti e partecipazione economica. Artist Included entra esattamente in quello spazio. Il caso Boy George consente di rendere il discorso meno astratto. “Karma Chameleon” è una hit enorme, con una vita commerciale che supera di molto la sua epoca di uscita. Ma proprio le canzoni di questa portata possono generare tensioni sulla disponibilità del master, sulle licenze, sulle utilizzazioni pubblicitarie, sul sync, sui rapporti tra artista, label, editori e detentori dei diritti. Il punto industriale resta evidente: se l’artista non controlla pienamente il master storico, una nuova registrazione approvata può diventare uno strumento per rientrare nella catena del valore. Da qui la possibile forza del modello. Artist Included non ha bisogno di convincere il pubblico che la nuova versione debba sostituire l’originale. L’originale resta l’originale. Il valore del nuovo master può stare altrove: nella possibilità di essere licenziato per uno spot, sincronizzato in un film, usato in un trailer, adattato a un videogame, trasformato in versione Atmos, localizzato in altre lingue, remixato per mercati specifici, inserito in una campagna brand, venduto in edizione fisica limitata, distribuito come contenuto direct-to-fan o utilizzato in contesti dove l’artista vuole avere maggiore controllo. Il target dichiarato di Artist Included sono artisti “leggendari” con carriere dagli anni Sessanta ai Duemila. È un perimetro interessante, attraversa generazioni diverse di cataloghi. Gli artisti degli anni Sessanta e Settanta possono avere enormi problemi di controllo dei master e repertori ancora molto richiesti da cinema, pubblicità e documentari. Gli artisti degli anni Ottanta e Novanta hanno brani iconici spesso efficaci in termini di sync e nostalgia marketing. Quelli dei Duemila parlano a pubblici più giovani, ancora attivi sulle piattaforme social, e dispongono di un repertorio più vicino alla grammatica contemporanea dello streaming. Esiste spazio per una nuova versione ufficiale, approvata, tecnologicamente assistita e commercialmente utile di una canzone già nota? Le prime reazioni pubbliche al caso “Karma Chameleon” mostrano anche un lato critico e non sono mancati commenti scettici e osservatori che hanno letto l’operazione come un esercizio economico più che artistico. È una reazione prevedibile. Una parte del pubblico non chiede una versione nuova. Questo è il rischio principale per Artist Included: l’effetto gimmick. Se le nuove versioni sembrano soltanto riedizioni AI di canzoni famose, il modello può bruciarsi rapidamente. Se appaiono come operazioni di maquillage tecnologico, il pubblico può respingerle. Se invece riescono a creare master alternativi credibili, autorizzati, utili e ben prodotti, possono diventare un tassello importante nella nuova economia dei cataloghi. (continua)