Con una sentenza destinata ad orientare i prossimi passi di settore tecnologico, filiera creativa e istituzioni, il tribunale di Monaco di Baviera ha riconosciuto Suno colpevole di violazione del diritto d’autore nella causa intentata dalla principale collecting tedesca, GEMA: la corte regionale della capitale bavarese, riferisce l’agenzia Reuters, ha imposto all’azienda con quartier generale a Cambridge, Massachusetts, di corrispondere alla controparte querelante un risarcimento che sarà quantificato in base ai ricavi considerati illeciti dal verdetto. Suno, che attraverso una nota ha (ovviamente) fatto sapere di non essere d’accordo con i giudici tedeschi e di “valutare tutte le opzioni disponibili”, potrà ricorrere in appello. Al contrario, per Tobias Holzmueller, CEO di GEMA, quella del tribunale di Monaco è una “sentenza dalla rilevanza globale”. La vertenza tra la collecting tedesca e l’azienda leader sul mercato della GenAI musicale aveva preso il via lo scorso 10 marzo. Da una parte, GEMA sosteneva che l’impiego di repertorio protetto nei dataset di addestramento di Suno dovesse dare diritto alla collecting di riscuotere compensi anche sulle tracce generate. Dall’altra, per Suno, i brani creati ex novo dagli algoritmi del proprio modello generativo, non copiando direttamente opere specifiche, non richiederebbero pagamenti a terzi aventi diritto. La reazione di GEMA “La creatività umana è il fondamento di tutta l'intelligenza artificiale generativa”, ha spiegato, in una nota diffusa dopo la sentenza, Holzmüller: “Senza gli esseri umani, l'intelligenza artificiale non è nulla. La Corte, oggi, ha chiarito che i modelli di AI basati sul furto di proprietà intellettuale non sono protetti dalla legge. I fornitori di intelligenza artificiale devono acquisire licenze [come quella presentata ai mercati dalla stessa GEMA appena qualche giorno fa, ndr] e non possono utilizzare gratuitamente le opere dei nostri membri. In tal modo, la Corte ha rafforzato significativamente la posizione dell'Europa come polo culturale. Se i sistemi vengono gestiti in Europa, è possibile intraprendere azioni legali anche presso i tribunali europei. Questo è fondamentale per l'applicazione della legge”. “Questa sia solo la punta dell'iceberg”, ha aggiunto Kai Welp, consulente legale di GEMA: “E’ molto incoraggiante il modo in cui la situazione legale viene valutata negli Stati Uniti e il fatto che possiamo intentare cause a Monaco indipendentemente da dove avvenga l'addestramento. Questo è un enorme passo avanti per i creator. Tuttavia, per far valere efficacemente i nostri diritti e impedire ai fornitori di trasferirsi in paesi con leggi sul diritto d'autore sfavorevoli, avremo bisogno anche del supporto dei legislatori europei”. “Oggi è un giorno significativo per i creatori di musica di tutto il mondo”, ha concluso Ralf Weigand, presidente del consiglio di sorveglianza di GEMA: “Questa sentenza invia un forte segnale internazionale: la creatività ha valore e i diritti degli autori e dei creatori rimangono validi anche nell'era dell'intelligenza artificiale. GEMA ha stabilito un importante precedente non solo per i suoi oltre 100.000 membri, ma per i professionisti creativi di tutto il mondo. Il fatto che ora possiamo far valere i nostri diritti anche negli Stati Uniti, tra gli altri Paesi, dà slancio e speranza ai creatori di musica in un momento di profondo cambiamento”. La replica di Suno “Abbiamo creato Suno attorno a un principio fondamentale: dare a tutti la possibilità di provare la gioia di fare musica”, ha spiegato l’azienda in una nota consegnata alla stampa internazionale: “I nostri strumenti offrono a chiunque la possibilità di creare nuove canzoni, che si tratti di artisti affermati, sviluppatori di prodotti, autori che utilizzano i nostri strumenti nei loro flussi di lavoro o semplici appassionati di musica. Fin dall'inizio, abbiamo addestrato i nostri modelli a creare nuove canzoni, non a riprodurre quelle esistenti, e abbiamo integrato delle protezioni nella nostra piattaforma. Non condividiamo la sentenza odierna, che si basa su una fondamentale errata interpretazione del funzionamento della tecnologia di Suno, del suo utilizzo e dell'applicazione della legge statunitense, e stiamo valutando tutte le opzioni disponibili, incluso il ricorso in appello”. Le implicazioni Benché, per il momento, si tratti solo di una sentenza di primo grado, la decisione del tribunale di Monaco aggiunge un tassello importante al tema che più di ogni altro, da ormai due anni a questa parte, sta tenendo occupata l’industria musicale globale. Più ancora che quello di Monaco, dirimente per i futuri rapporti tra filiera creativa e settore tecnologico è il processo che si sta celebrando presso il District Court of Massachusetts, che vede contrapposte a Suno Universal Music e Sony Music: l’eventuale non riconoscimento del principio di fair use nell’utilizzo di materiale coperto da copyright per il training del proprio modello generativo porterebbe il modello sul quale è basata l’operatività della piattaforma all’implosione, e di conseguenza a una profonda revisione dell'accordo dell’accordo con Warner Music, a oggi l’unica major ad aver siglato un accordo con Suno. La decisione presa oggi dal tribunale di Monaco senz’altro esclude il servizio di GenAI fondato da Mikey Shulman da quelli “autorizzati” a contribuire alla creazione di opere ammissibili alle classifiche di vendita a livello internazionale: secondo le linee guida diffuse ieri da IFPI (e adottate anche da FIMI), tra i requisiti indispensabili affinché una registrazione possa essere considerata candidabile all’ingresso nelle chart c’è che l’eventuale modello di GenAI utilizzato per realizzarla possa essere considerato “debitamente autorizzato e lecito”. Status che, almeno per il momento, a Suno è stato negato dalla giustizia tedesca.