Sui social e sulle testate specializzate americane sta facendo discutere il caso di “Rubberz”, brano firmato dal rapper Fenix Flexin che - nella settimana della sua uscita, lo scorso mese di giugno - si è spinto fino alla cinquantottesima posizione della Billboard Hot 100, la classifica dei brani più ascoltati sul mercato statunitense. Esiste il sospetto fondato che il brano - come osservato da più osservatori, diversi dei quali anche professionali - sia stato interamente realizzato con un modello di intelligenza artificiale generativa, senza - tuttavia - che questa particolarità si stata segnalata né dall’interprete né dall’etichetta (la Flexxd Up Ent, tramite Empire Distribution) che ha spedito la canzone sui mercati. A insospettire gli ascoltatori, riferiscono testate come The Verge o DMN, sono stati particolari come una voce poco riconoscibile rispetto all’originale, un marcato accento britannico (Fenix è di Los Angeles) e sonorità synth-pop anni '80 decisamente inusuali, considerando le precedenti produzioni dell’artista. Il produttore Medasin, sul proprio canale ufficiale Instagram, ha pubblicato un'analisi molto dettagliata, sottolineando come in uno snippet di anteprima pubblicato dal rapper fosse comparso il termine “Sonauto” - nome di un software di GenAI, probabilmente utilizzato per la generazione del brano stesso - nel nome del file, “marchio” poi rinominato “Treblo” (altro modello di AI generativa musicale) due giorni prima dell'uscita. Il giornalista esperto di tecnologia Frank Landymore, una delle firme di punta di Futurism, ha osservato “numerose anomalie” in “Rubberz” che denuncerebbero il brano come “figlio” di una GenAI, come - tra gli altri - un ritornello che suona come “un MP3 a basso bitrate”. L'intervento di Timbaland - strenuo difensore della GenAI, tanto da essere stato ingaggiato come endorser nientemeno che da Suno - in difesa Fenix ha finito per alimentare i sospetti. L’artista, tramite il proprio account X, ha negato ogni addebito, ma ad alimentare ulteriormente i sospetti è stato l’intervento di Ryan Tremblay, artista musicale e co-fondatore di Treblo. Dopo aver fatto analizzare la canzone con un nuovo tool introdotto sul proprio servizio - “Was This Made With Treblo?”, secondo il quale “molto probabilmente” “Rubberz” è stata realizzata con il software - sui propri canali social Tremblay ha dichiarato: “Sembra che qualcuno abbia usato il nostro modello per trovare un suono con cui milioni di persone si sono connesse, e questo è entusiasmante”. Il caso è salito all’onore delle cronache internazionali a pochi giorni dalla diffusione, da parte di IFPI e delle principali associazioni di categoria del settore discografico indipendente a livello globale, delle linee guida per l’ammissibilità delle opere realizzate con la GenAI nelle classifiche di vendita. Secondo i princìpi enunciati dal settore alle chart è consentito accogliere brani prodotti con il contribuito dell’AI a patto che “il servizio generativo utilizzato sia debitamente autorizzato e lecito”, “l’opera sia sostanzialmente realizzata da un essere umano”, non vengano sollevate “preoccupazioni relative alla manipolazione degli ascolti”, la canzone sia “conforme alle leggi applicabili, comprese quelle relative al diritto d'autore, ai diritti connessi e ai diritti della personalità”, “la messa a disposizione [dell’opera, ndr] non violi i termini del servizio GenAI utilizzato” e “l'uso di servizi di GenAI per la creazione [dell’opera, ndr] sia adeguatamente segnalato ai consumatori sui servizi a valle (ad es. le piattaforme di streaming digitale), in conformità con la normativa applicabile e/o gli standard di etichettatura del settore.