A meno di una settimana dalla sentenza del tribunale di Monaco di Baviera che ha riconosciuto colpevole Suno di violazione del copyright, Mikey Shulman - co-fondatore e CEO del servizio di GenAI - con un lungo post pubblicato sul blog ufficiale della piattaforma - intitolato programmaticamente “Come stiamo costruendo il futuro della musica in modo responsabile” - ha difeso l’operato dell’azienda. “Crediamo che il futuro della musica sarà più partecipativo che mai”, premette Shulman: “L'ultima ondata tecnologica ha reso più facile per le persone trovare e ascoltare musica. Crediamo che la prossima ondata permetterà a molte più persone di sperimentare la gioia di crearla. La nostra missione è costruire la migliore piattaforma al mondo per la creazione musicale, contribuendo al contempo a un ecosistema musicale sano e in crescita”. Oltre a sostenere l’insostituibilità della creatività umana e alla vicinanza alla comunità artistica - attraverso, tra le altre cose, il programma dedicato agli emergenti Spark, Shulman ha sostenuto come l’intelligenza artificiale generativa musicale dovrebbe “favorire l’originalità, non l’imitazione”. “A differenza di molte piattaforme musicali basate sull'intelligenza artificiale, non abbiamo mai consentito di richiedere artisti specifici o brani protetti da copyright”, ha spiegato il CEO di Suno: “Collaboriamo inoltre con Audible Magic, Musixmatch e altri fornitori di tecnologia di terze parti per controllare i file audio e i testi caricati al fine di individuare potenziali usi non autorizzati delle opere degli artisti”. Secondo Shulman, “quando più persone provano la gioia di creare musica, la musica stessa diventa una parte più importante della loro vita”. “La maggior parte della musica che le persone creano su Suno ha un profondo significato: una ninna nanna per un bambino, una canzone per il partner o qualcosa fatto per preservare un ricordo”, sostiene il numero uno della piattaforma: “Quella musica potrebbe non essere mai pubblicata, ma ha comunque un valore reale per chi l'ha creata. Questo è fondamentalmente diverso dall'utilizzare la tecnologia generativa per esportare contenuti in massa. Sebbene non riteniamo che sia nostro compito decidere cosa abbia valore artistico, abbiamo l'importante responsabilità di rendere più difficile abusare degli strumenti di intelligenza artificiale in modi che minino un sano ecosistema musicale. Lo scorso anno avevamo annunciato l'intenzione di introdurre un approccio più mirato ai download. A breve introdurremo una nuova politica sui download, pensata per limitare la possibilità di distribuire in massa brani sulle piattaforme di streaming, preservando al contempo le modalità di utilizzo di Suno a livello professionale, creativo e personale”. Shulman ha fatto sapere che Suno, a breve, implementerà nel proprio servizio “nuovi strumenti di trasparenza in linea con i nuovi standard del settore, in modo che i brani creati su Suno possano essere identificati se vengono condivisi su altre piattaforme”, e l’aggiornamento - già completato nella giornata di oggi, 6 agosto - delle linee guida della propria community per “rendere le regole più facili da comprendere e per essere più espliciti riguardo alle attività che non hanno posto su Suno” - come, tra le altre, la realizzazione di cover di brani già esistenti, l’utilizzo di una voce specifica senza essere in possesso dei diritti di immagine e somiglianza e qualsiasi operazione possa essere ricondotta ad attività fraudolente. “Questo è uno dei momenti più interessanti che la musica abbia vissuto negli ultimi decenni. Il panorama continuerà a evolversi rapidamente e molte delle domande che ci attendono vanno oltre le capacità di una singola azienda. Le risposte migliori arriveranno dalla collaborazione di artisti, autori, etichette discografiche, editori musicali, piattaforme e aziende tecnologiche”, conclude Shulman: “Crediamo che questo momento abbia il potenziale per avvicinare più persone alla musica, creare nuove opportunità per gli artisti e rafforzare l'ecosistema musicale. Rimanendo fedeli ai nostri principi e continuando ad ascoltare, imparare e adattarci, affronteremo questo cambiamento contribuendo a costruire questo futuro. Siamo entusiasti di ciò che ci riserva il futuro”. La lunga apologia elude, tuttavia, il tema centrale non solo della vertenza con GEMA discussa davanti alla corte tedesca, ma - più in generale - del dibattito che da ormai almeno un paio d’anni contrappone aventi diritto e sviluppatori di modelli generativi, ovvero la liceità di utilizzare dataset per il training di modelli di GenAI senza ottenere l’autorizzazione - tramite uno specifico accordo di licenza - dai rightsholder delle opere che compongono gli stessi dataset. La sentenza (di primo grado) del tribunale di Monaco smonta la tesi del “fair use”, ovvero la norma del diritto americano che permette di utilizzare materiale coperto da copyright senza l’autorizzazione dei proprietari per scopi specifici come cronaca, ricerca o parodia.