Se il file sharing di musica digitale incorre spesso e volentieri nelle ire dei titolari dei copyright esponendo chi lo pratica a rischi di multe e condanne in tribunale, ecco pronta un’alternativa nuova di zecca: lo scambio on-line, peer-to-peer, di cd. L’idea è venuta a quattro soci di Palo Alto, California, contitolari di una società chiamata La La che da qualche giorno è in rete con un sito omonimo (www.lala.com). A differenza di altri Website che offrono dischi usati in rete (come Djangomusic.com), La La non pubblica un catalogo di offerte ma invita gli appassionati a mettersi direttamente in contatto tra di loro. Prima di indicare il cd che vorrebbe ricevere, ciascun utente deve compilare e trasmettere un lista dei compact disc in suo possesso e che è disposto a cedere. Dopo di che la sua richiesta arriva in forma anonima a tutti i possessori dell’articolo ricercato: il primo a rispondere riceve l’indirizzo del richiedente e provvede ad effettuare la spedizione del dischetto utilizzando un pacchetto prepagato fornito dai gestori del sito. A differenza di quanto accade con il file sharing, lo scambio non è gratuito (ma quasi): per ogni cd ricevuto, l’utente deve versare un dollaro e spedire in cambio un altro dischetto (sempre originale, mai una copia). <br> L’accesso al servizio, in questa fase sperimentale, è limitato a una lista chiusa di “invitati”, ma dal prossimo mese di luglio sarà aperto a tutti. Restano da valutare le reazioni di artisti e case discografiche, le cui vendite nei negozi tradizionali rischierebbero ovviamente di essere danneggiate dal diffondersi di questo modello di scambio alla pari. Per le etichette, l’amministratore delegato di La La Bill Nguyen ha già pronta una proposta: considerando il fatto che solo il 10 o 20 % delle richieste potranno essere soddisfatte direttamente da chi fa uso del servizio, dice, queste potrebbero partecipare al gioco provvedendo a rifornire i clienti rimasti a bocca asciutta con cd nuovi o file digitali scaricabili in download (sempre attraverso il sito). Quanto agli artisti, Nguyen sostiene di volerli sostenere e di essere disposto a cedere il 20 % degli introiti incassati dalla vendita di ogni cd: qualcuno (per esempio Chris Collingwood dei Fountains Of Wayne) ha già fatto sapere di non avere nulla in contrario. Niente più che una idea bizzarra, una boutade? In America non sono in pochi a pensarla diversamente, soprattutto se in campo scenderanno successivamente colossi come MySpace: ipotesi non remota, dal momento che i suoi gestori hanno già accennato a una possibilità del genere in occasione di una recente conferenza organizzata dal settimanale Billboard.