Il British Music Rights, un’organizzazione di categoria che riunisce autori ed editori musicali inglesi, pubblica un rapporto intitolato “Rispettando il valore della musica digitale” in cui pronostica una crescita sostenuta per il mercato ma al tempo stesso se la prende con le aziende “tecnologiche”, colpevoli a suo modo di vedere di infischiarsene della pirateria e di fare troppo poco per arginare il file sharing illegale. “La maggior parte delle società che lavorano nei settori delle comunicazioni mobili, dell’hardware e della banda larga sembrano indifferenti al fatto che l’accesso dei consumatori alla musica avvenga in modo legittimo oppure no”, scrivono gli autori dell’indagine, di cui ha dato notizia in questi giorni il sito inglese Musicweek.com. “Gli Internet service provider, le aziende telefoniche e i costruttori di apparecchi”, rincara la dose l’amministratore delegato del gruppo Emma Pike, “usano l’accesso alla musica come un elemento chiave per la vendita dei loro prodotti e servizi, ma quasi senza eccezione fanno poco per promuoverne l’uso legale invece di quello illegale”. “E’ ora”, conclude lo studio, “che le piattaforme digitali mostrino più rispetto per la comunità creativa, senza la quale non disporrebbero dei contenuti per alimentare i loro servizi”.