Cedono anche i “duri” di KaZaA, nel braccio di ferro con i detentori dei copyright e l’industria discografica internazionale: e il 2006 diventa davvero l’anno della capitolazione dei siti di file sharing illegale di seconda generazione, quelli venuti dopo il capostipite riconosciuto, il Napster di Shawn Fanning (vedi News). <br> Come già i loro colleghi di Grokster e di iMesh (vedi News), i gestori della più popolare e frequentata tra le reti p2p pirata hanno alzato bandiera bianca, promettendo di riciclarsi come servizio legale e ponendo fine a quattro anni di battaglie giudiziarie con IFPI e RIAA nelle aule dei tribunali di Stati Uniti d’America e Australia (dove ha sede la società titolare della piattaforma distributiva, Sharman Networks). La vertenza si è finalmente chiusa con un accordo extragiudiziale che copre tutto il mercato internazionale ponendo automaticamente fine ai procedimenti in corso in cambio di un risarcimento danni quantificato in 115 milioni di dollari e dell’impegno a inserire nel programma di file sharing un sistema di filtri che impedisca la condivisione non autorizzata del materiale protetto da diritto d’autore. <br> “È il risultato migliore immaginabile per l’industria musicale”, ha commentato il presidente di IFPI John Kennedy. “KaZaA, oltre a dover pagare danni considerevoli, diventerà un’importante partner dell’industria discografica nell’affermazione di modelli legali di distribuzione digitale”. Mitch Bainwol, presidente della RIAA, gli ha fatto eco collegando l’esito positivo della vicenda alle precedenti sentenze emesse dalla Corte Suprema americana e dalla Corte Federale australiana, e ha ulteriormente commentato che “i vincitori sono i consumatori, gli artisti, le case discografiche e tutti coloro che fanno musica nonché i nostri partner nella comunità tecnologica”. <br> Nel suo momento di maggiore diffusione, KaZaA (utilizzato in tutto il mondo per lo scambio di musica ma anche di film) aveva raggiunto un picco di 4,2 milioni di utilizzatori simultanei; nel 2003 divenne il software più scaricato di sempre nella storia dell’informatica con ben 239 milioni di download. Col suo rientro nei ranghi, che fa seguito a quelli di Morpheus, WinMX, eDonkey, BearShare, Grokster, iMesh e altri, l’industria sta progressivamente sbaragliando il fronte della pirateria p2p “tradizionale”. La guerra però è tutt’altro che conclusa se, come avverte la stessa IFPI nel suo ultimo rapporto sul tema, la pirateria digitale assume nel frattempo nuove sembianze: la distribuzione a cascata di grandi quantità di file attraverso la rete BitTorrent in primo luogo, ma anche il file sharing via Blue Tooth sui telefoni cellulari, lo “stream ripping” di file audio da siti legali e lo scambio di dati attraverso reti LAN (Local Area Network) come quelle utilizzate da istituti scolastici e aziende.